Enoteca regionale del Piemonte, Acqui Terme (Alessandria)

(ultima visita: agosto 2022)

Per qualcuno non esistono nemmeno, o sono al più una vetrina oltrepassata mentre si è in cerca d’altro, ma capita anche che siano luoghi di acquisto per souvenir graditi assai. Il ruolo istituzionale di promozione e valorizzazione del territorio per la produzione vinicola sarebbe invece la ragione principale per cui le enoteche regionali esistono. A qualche decina di km da qui (o d’Acqui, e giù risate) ne abbiamo visitata un’altra che, diciamo così, ai nostri occhi ha un po’ messo da parte la missione dedicandosi invece semplicemente a titillare i copiosi e corposi portafogli stranieri di passaggio, attività che non ha nulla di illegale ma che in un’enoteca regionale dovrebbe essere la piacevole conseguenza di una spiegazione, di un racconto da portare a chi entra, in generale, senza preventiva verifica empirica del saldo sulla carta di credito.

Vabbè, procediamo. Il blog mica si chiama Evitatelicomelapeste.

brachetto d'Acqui tappo raso, cantina convento cappuccini

Acqui Terme è una cittadina graziosa e curata, di gente che sorride e ti parla con garbo e attenzione. Non succede ovunque e perciò qui si sta bene, o perlomeno la nostra giornata è stata piacevolissima. In pieno centro, tra negozi e persone libere di camminare senza auto, con un minimo di ricerca e due accessi da vie diverse, qualche gradino a scendere porta in un bellissimo posto per chi ami bere bene, con stanze a susseguirsi sotto soffitti a volta, tavoli in legno scuro per le degustazioni, scaffali e luci calde. A far contenti altri turisti (che, ripetiamo, in sé non è affatto un male, anzi) c’è un apparente giovincello che invece, lo scopriremo poco dopo, sempre giovane è ma ha dalla sua parecchia esperienza; li saluta, ci scambia due battute finali sorridendo e nel frattempo ci dà la sua disponibilità, col tono cortese ma attento di chi nel frattempo una prima radiografia all’avventore la fa, per comprendere un po’ chi abbia davanti. Spieghiamo quel che cerchiamo; si avvicina alle varie bottiglie aperte in giornata per altre degustazioni e pensa. Lo fa dedicando diversi secondi ad ogni singola bottiglia da includere o escludere, e apre un paio di nuove bottiglie dei vini scelti quando sente che quelle aperte non lo convincono del tutto.

vino Piemonte albarossa, cantina Franco Ivaldi

Da qui parte un’oretta buona e pure bella di chiacchiere, storia dell’enologia, Piemonte, passione, tecnica, metodologie e quant’altro, con il nostro Alessio Lo Sardo (sì, per quell’oretta tutto nostro. Grazie!) a mettere assieme competenza e capacità comunicativa come poche volte mi è accaduto di vedere nel mondo del vino.

vino slarina avamposti, tenuta il cascinone

Gli acquisti specifici, per quel che vale, sono stati una slarina della Tenuta il Cascinone, un’albarossa di Franco Ivaldi e un brachetto tappo raso della cantina Convento Cappuccini. Quel che invece conta tanto è l’occasione, davvero imperdibile se siete in zona, per attraversare territori, cantine, storie di produttori e prodotti come non riuscireste certamente a fare anche con lunghi giri d’auto molto ben progettati in anticipo e conoscendo ogni singola realtà. In un solo luogo potrete farvi un’idea davvero ricca, articolata e documentata su quel che cercate tra Langhe, Monferrato e tutto il Piemonte… ma anche su quel che non sapevate di cercare, perché qui si può realizzare concretamente una delle esperienze per cui ha valore viaggiare: imparare da zero cose di cui non sai un cavolo, eventualmente con la voglia di dimenticare quel poco che ne sai.

Li trovate qui!

Friccico Mangia&bevi, Roma – Un’osteria ai Colli Portuensi?

(visita di riferimento: febbraio 2022)

La domanda nel titolo ha un senso. Se conoscete la zona sapete perché e quindi dovrete pur convenire. Se non la conoscete chiedete a quelli del primo gruppo. Insomma, atmosfera un po’ così, che si stacca dal quartiere Monteverde -di cui è il confine Ovest- e in più segmenti preferisce agganciarsi al contiguo Casaletto. Insomma, per farla breve fidatevi, il blog che state leggendo ha un titolo intransigente che parla chiaro.

Esistono osterie ai colli portuensi, zona di Roma che per atmosfera non le richiama alla mente? Leggete qui...

Serena e Simone (sala e cucina) sanno fare ristorazione; sono, per diversi aspetti, complementari, ma quando sei lì è tutto coerente, fila tutto, l’ambiente è curato ma senza spingere sui formalismi, ci si sente accolti e si percepisce subito che… oh, vedete voi, ognuno percepisce quel che crede. Andate e percepite, mica posso dire tutto io…

Il menu parla lingue diverse: è locale per scelta delle materie prime (non si va al risparmio e la bocca lo sente), mentre le preparazioni guardano spesso il Piemonte: per i dettagli come al solito c’è Google e via dicendo, ma segnaliamo sicuramente il tonno di coniglio, il vitello tonnato (che gli anni ottanta hanno reso ingiustamente odiato da tanti e che invece, fatto bene, è un signor piatto), le tartare -che vengono proposte in diversi modi-. C’è tanto con cui divertirsi uscendo un po’ dal seminato romano, quantomeno di zona, tra ragù d’anatra, fagiano, carpacci, terrine… Diciamo che potrete anche uscire, volendo, dal classico metodo di scelta primo-secondo e giocare.

Buoni i dolci, ma non chiedete a me che sono uno poco appassionato al tema specifico.

Sulla carta dei vini avevamo scritto quanto segue, perché essendo noi gente serissima fa facciamo le cose a modino:

si può azzardare un po’ di più per renderla divertente quanto la cucina (si beve bene, ma con questa bellezza sulle materie prime starebbe bene qualche bottiglia un po’ fuori standard, per dare carattere e personalità anche a chi accompagna il cibo).

Ecco: non più. La carta è diventata divertente, perché Serena ci sa fare assai, dicevamo (ne parlammo anche, ma avrà ovviamente deciso di suo e non ci attribuiamo meriti, perché siamo gente anche di gran modestia).

Come sapete, qui di fare recensioni fighe ci importa poco, ché c’è gente in giro fatta apposta per scriverle meglio. Qui ci importa il racconto di esperienze e persone belle, e mangiare qui diventa dopo pochi minuti di conoscenza stare bene, affidando l’appetito a persone attente, scrupolose ma prive di pesantezze. Simone ha una mano assolutamente felice nel centrare il piatto su sapori primari che lascino emergere la qualità della spesa fatta; Serena conosce i suoi clienti, direi uno per uno, e sa cosa e come proporre, molto padrona di casa e con una cura chirurgica nell’approccio con le diverse tipologie di avventore.

Bravi!

Ah, già, il conto. Ci sta, prezzi del tutto in linea con la qualità e comunque non alti. C’è il menu sul loro sito web, andate pure.

Se invece volete andare proprio da loro, che come esperienza è meglio che guardare un sito web, andate qui.