Eventi Gastronomici a Roma: Formaticum & Salum’è

In una domenica di sole, col profumo di privamera che comincia a girare dentro e fuori, abbiamo fatto un giro a Formaticum & Salum’è, evento che si potrebbe definire romano DOC se non fosse più corretto definirlo DOL, in omaggio a chi l’evento lo ha creato, cioè Vincenzo Mancino e il suo “Di Origine Laziale”.
La location, cambiata lungo gli anni in cui con affetto abbiamo seguito le edizioni dell’evento, è stata la Pelanda dell’ex mattatoio di Testaccio, grande area che dopo decenni sta trasformandosi ed è ora un cantiere vivo di evoluzioni.

Diciaimo che, per chi abbia frequentato almeno una volta rassegne di questo tipo, i contenuti non han bisogno di spiegazioni.
Per gli altri: si entra con un ticket, si percorre liberamente un’area in cui produttori di alto livello qualitativo fanno assaggiare tutto quel che hanno portato in promozione e vendita, si raccolgono racconti e chiarimenti sulle realtà aziendali, le scelte produttive e quant’altro, ci si fa un’idea complessiva per decidere se e cosa comprare alla fine oppure ci si innamora perdutamente al primo colpo di un prodotto e lo si compra senza indugi.

Fin qui tutto normale.

C’è però un bagaglio di anni con manifestazioni dalle atmosfere piuttosto patinate, o comunque adornate da cornici formali ritenute opportune o necessarie, che qui non troviamo. Chissà se fosse nato prima l’uovo o la gallina, in quel passato che peraltro a volte torna. In ogni caso, le situazioni in cui ci si libera di quei pesi sono benvenutissime, e questa ha praticamente da sempre l’atmosfera che cerchiamo.

Forse in origine c’erano pomposi intellettualoidi del retrogusto forzato a voce, dell’acquisto per avere a casa un formaggio come fosse un cerchione premium di un SUV, e magari allora quel target “altospendente” ha spinto mazzi di organizzatori a forgiare eventi in lussuosi contesti, che da sempre intimoriscono una clientela più basic ma si garantiscono la fascia alta.
O forse un marketing d’antan, che su quel cluster coi soldi per tutto ha costruito fortune, avrà vissuto prosperando sul poter esercitare fascino rendendo status pure una fetta di latte.

Chissà. Meglio adesso, intanto.

Come si accennava sopra, qui non funziona così, peraltro direi da sempre.
La frequentazione lungo gli anni è stata, a nostro modo di vedere, crescentemente pop, e stavolta abbiamo visto un gran numero di ragazzi, magari quelli già autonomi nel distinguere all’assaggio un buon hambruger da uno dei vari cartonati isomorfi. Abbiamo visto anche molte famiglie, che mettevano assieme una passeggiata domenicale e l’opprtunità di far imparare la qualità a ragazzini col gusto della scoperta.

C’è stato un mood rilassato, spontaneo, che fa ben sperare sul futuro di questo famigerato mondo del food che in vent’anni è cresciuto in tantissimi modi e che, magari, proprio grazie a quel percorso e agli errori che conteneva ha imparato a fare un salto.

Poi è chiaro che, con un’offerta qualitativa così alta e variegata, la spesa possibile abbia avuto un ampio spettro, com’è quindi chiaro che non qualunque prodotto si potesse definire per tutte le tasche, ma questa è decisamente un’altra storia, che non riguarda il marketing ma è in rapporto diretto col lavoro, i tempi di preparazione, le complessità realizzative, cose che vengono anch’esse raccontate dando senso a questo modo di fare eventi, iniziative che diventano mangiare bene scegliendo fin dove arrivare col budget.

Evviva Formaticum & Salum’è. Evviva la possibilità di estendere a tanti il significato della qualità quando si sta a tavola.

Evviva Dateme retta che ve lo dice, poi.

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