Chianciano, accesso facile alla val d’Orcia

(ultima visita: agosto 2025)

Facile facile

A Chianciano si arriva dall’autostrada A1 in 15 minuti. Anche per questo si tratta di un approdo per la vacanza semplice e pratico, da cui magari partire ogni giorno per mete diverse -chiunque conosca un minimo la zona sa bene quante ce ne siano a portata di mano!-.

Il pretesto per tornare qui (val d’Orcia già percorsa più volte, sempre con gioia) è stato stavolta andare a trovare un’amica che, proprio qui nella sua terra di origine, ha fatto nascere un’attività turistica di cui vi parleremo in un altro post.
Naturalmente però raggiungere questi luoghi non necessita di alcun pretesto, perché parliamo di una zona bellissima per molti motivi.

Vi raccontiamo giorno per giorno la nostra settimana, di fatto un po’ asciugata di eventi e luoghi perché bagnata da molti pomeriggi piovosi. Succede e non ci si lamenta, specie se restando alla base ti godi, pure sotto al temporale, un panorama del genere dal terrazzo:

Sabato: Chiusi e Chianciano

Arriviamo nelle vicinanze intenzionalmente prima del check-in per ripetere un giretto a Chiusi, paese di cui vi avevamo già parlato qui.

In questo piccolo centro le cose da vedere sono diverse e interessanti per differenti ragioni:

Per bere e mangiare fate due cose belline:

  • una sosta piacevolmente fuori da tempi e mode -per colazione o per un drink- al chiosco nel parchetto, sulla piazza principale (condivisa coi principali luoghi di interesse)
  • un pasto buono buono da Il grillo è buoncantore, luogo in cui si sta tanto bene anche coi titolari

Arrivati a Chianciano che si fa come prima cosa?
La spesa alla Coop, naturalmente.

La sera è stata per noi fortunata: una degustazione lungo il corso del centro storico, organizzata da Bradi toscani, tempio laico di cose buone (sono opera loro i vini in vendita nel loro negozio e le carni, da allevamento “brado controllato”; chiedete pure a loro i dettagli).

La degustazione, dicevamo.
Paghi il calice e un carnet di bevute e poi cominci ad assaggiare parlando coi produttori, per conoscere una zona vinicola che, con certi rivali intorno, è chiaramente sorella minore per costruzione, ma che in vari bicchieri provati ha mostrato anche contenuti di livello, che magari vanno solo raggiunti dalla forma, quel tot di comunicazione e figo storytelling che, appunto, nelle zone circostanti è legge.

Segnalo due cantine che meritano:

  • più sul versante fermentazioni spontanee, orange e affini: Poggio del Moro
  • per avere una (buona) idea sui rossi di zona: proprio la sezione vino di Bradi toscani, cioè Fontanelle

Secondo me enologicamente è un’area che crescerà se saprà essere convinta di quel che ha e soprattutto unita, anche perché solo con queste premesse puoi raccontarti e farlo efficacemente fuori da casa tua.

Domenica: che benvenuto, in Val d’Orcia!

A pochi minuti da Chianciano ci si trova in val d’Orcia. Il collegamento più rapido sale per pochi minuti fino ad una sorta di sella per poi offrire l’affaccio splendido sulla valle. Proprio lungo l’uscita di questa sella c’è un’esperienza imperdibile da fare, la Foce.

La villa, i suoi meravigliosi giardini, gli affacci, il racconto della guida durante il percorso (un’oretta adatta a tutti al netto di alcune rampe di scale, normalissime per chi possa farle)… Tutto immerge chi viene qui nelle radici vere e proprie della val d’Orcia come la vediamo ora.

Le sorprese e le emozioni durante questo racconto non mancheranno. Tra quelle visive, una è assolutamente definibile come iconica perché lo è da molti anni prima che tale aggettivo divenisse indigesto.

Venite a vedere La Foce. Vi piacerà molto.

Si pranza a Radicofani, il posto si chiama Al… tocco, su una piazzetta graziosa con panorama enorme e chiesa. Alleghiamo diapositive, ma sappiate che il grande tagliere è grande davvero ed ha molta qualità.

Restiamo molto contenti per quella che sarà poi una visione abituale durante la settimana: moltissimi locali mettono all’ingresso una ciotola con l’acqua per i cani, chiamandola spesso Dog bar con simpatico cartello abbinato. Civiltà e buone pratiche commerciali possono viaggiare assieme, a quanto pare.

Si prosegue per un giretto fuori dalla strada principale, arrampicandosi lungo una sorta di costa collinare che, in un’atmosfera insolita e ben poco turistica, ci ha fatto visitare la bella, piccola e deserta Contignano.

Arriviamo poi a Bagno Vignoni, famosa in tutto l’universo per la sua piazza che è una grande vasca d’acqua termale. Il luogo è decisamente a vocazione turistica, ma le cose belle restano:

  • Si passa per un’invitante e fornita erboristeria a far compere per noi e per qualche amico
  • si fa un aperitivo al Barrino
  • si cena bene da Porcellum

Bagno Vignoni è ormai un po’ così, indubbiamente bella, ma con l’evanescenza di un luogo che ospita ormai quasi solo turisti. Però se non l’avete mai vista dovete farlo eccome.

Lunedì: Montepulciano

Si va a Montepulciano, che è inutile presentare: il turismo c’è (perlopiù di non italiani), ma non è asfissiante e lascia tanta godibilità lungo le stradine di questo borgo, che fa innamorare da tempo chiunque. C’è un mood d’insieme che, pur ovviamente votato almeno in parte ai vacanzieri, non ha ceduto personalità, contenuti e fascino.
Ci si toglie lo sfizio del giretto col minibus turistico che sale e scende per vicoli; sicuramente un modo divertente per assaggiare un po’ tutta l’aria che c’è nelle varie contrade.

Si pranza al sacco su scalini che ci vedono tra francesi analogamente affaccendati, orientali curiosi di questa frugalità da strada e la sensazione che il lusso sia spesso non tanto o non solo un ristorante stellato, quanto poter disporre in semplicità di tanta bellezza a due ore da casa ovunque si abiti in Italia, perché di gioielli così per fortuna ce ne sono tanti.

Si torna a casa e si fa una spesuccia per cena proprio da Bradi toscani sbrigandosi un po’, per l’arrivo rapido della prima pioggia di questo soggiorno, pioggia che ci accompagnerà fino alla nanna.

Martedì: Chianciano

Per vicissitudini contingenti si passa a camminare per Chianciano Terme, allontanandosi di poco dal centro storico.
La situazione in queste vie va un po’ spiegata introducendola: dal 2010 circa e fino a poco tempo prima della nostra visita c’è stata una riduzione delle convenzioni e dei finanziamenti statali tradizionali, Questo ha comportato grandi cali di afflusso per i moltissimi hotel a favore di un turismo magari più congressuale, col risultato che molti tratti dei viali nella parte moderna arrivano agli occhi come quelli di una cittadina svuotata, con tante serrande abbassate o alberghi chiusi. Dal 2023 qualcosa si è mosso di nuovo e lo si vede anche da nuovi cantieri, ma ci resta la sensazione che un lavoro serio di ripensamento strutturale (a partire però dal centro storico, direi) vada fatto da subito, per recuperare il tanto terreno perso rispetto agli splendidi paesi che circondano Chianciano.

Si passeggia un po’ alle Terme Sant’Elena, anche queste testimoni evidenti di un passato florido e vivace che adesso stanno ingiustamente a riposo forzato.
A pranzo, per via di un figlio da andare a prendere a Chiusi, si va da Nonna Rosa, che è certamente consigliabile se non ci si fa distrarre da alcune scelte estetiche diciamo sul filo del kitsch.

Pomeriggio di relax, aperitivo al bar “centro storico” di Chianciano (con balconcino panoramico) e poi il tempaccio ci spinge di nuovo a casa, costringendoci a terribili compromessi nella mezz’ora in cui il vento ha sostituito le nuvole con altre nuvole:

Mercoledì: San Biagio, Pienza

Col figlio che di arte ne sa si può approfittare per giri di livello: appena sotto Montepulciano c’è il tempio di san Biagio, che vale la visita a patto di avere qualcuno o qualcosa che aiuti a contestualizzare lui, la sua estetica, le scelte fatte nella sua progettazione.

Si pranza da Podere il Casale, realtà che è azienda agricola, ristorazione e accoglienza. Esperienza splendida, da raggiungere con un tot di sterrato percorribile con qualunque auto normale. Anche qui panorama mozzafiato, ma anche il silenzio di un luogo totalmente immerso nella campagna.
Direi serenamente: imperdibile.

Nel pomeriggio c’è Pienza, di fatto il gioiello della zona.
C’è qui un’idea di città che, come già accaduto per la sua costruzione da zero, prosegue nel considerare come un tutto armonico questo luogo, che il molto turismo non ha scalfito per una ragione evidente: si è pensato a come realizzare in modo organico un’offerta turistica funzionale, coerente, razionale nell’uso di spazi e strumenti per l’arte, il commercio, il flusso dei mezzi privati.
Sicuramente un esempio virtuoso.

A cena Chianciano ci ha offerto una curiosa soluzione, Rosso vivo, che di toscano ha diverse ottime materie prime ma non altro: abbiamo sperimentato una molto efficace formula per spendere il giusto mangiando bene, con rinunce dichiarate al servizio che però vengono tradotte in risparmio sul conto finale. Funziona.

Giovedì: countryside e affini

Qui c’è da parlarvi di Federica Zammarchi e del suo progetto turistico.Tuscan Experiences.
Siccome però vi abbiamo scritto sopra che lo faremo poi, non insistete: lo faremo poi!

Vi riportiamo i dettagli di una mattinata pienissima con pranzo, possibile solo perché quella grandissima local di Federica sa dove condurre le persone in cerca di bellezza:

  • partenza nuovamente da San Biagio, giù verso uno sterrato che sa di Val d’Orcia fino all’anima senza però un briciolo di già visto, attraversando coltivazioni e qualche agriturismo davvero country perlomeno nella sua raggiungibilità
  • siamo arrivati alla graziosissima Montefollonico, incantati da un laboratorio di ceramiche ospitato in una chiesa sconsacrata, ma pure molto pronti a consigliarvi il Bar Sport appena fuori dal borgo con playlist rilevante ad accompagnare il vostro caffè
  • a seguire il gioiellino Castelmuzio, curato con molto amore
  • poi un luogo… segreto (chiedete a Federica!)
  • pranzo a Lucignano d’Asso, nell’unico posto (delizioso per l’atmosfera e dalla bellissima vista) in cui si possa mangiare qui poiché è anche l’unico locale commerciale, da Rita e Eraldo

Venerdì: Sarteano

La giornata promette malino in termini di pioggia, sicché si parte per la vicina Sarteano pronti ad eventuale ritorno frettoloso.
In realtà per tutta la mattina ci va bene e possiamo goderci questo paese in più ambientazioni e atmosfere: il mercato settimanale nella parte antistante il centro storico, molto vissuto; il castello -che non va inteso nel senso altisonante del termine, ma più pensando ad una ben concepita torre di guardia-, un ottimo pranzo a Tripolitania lungo il corso principale, esperienza molto da frequentatori locali e tranquilla.

Per il pomeriggio invece il meteo si ricorda le promesse fatte…

Sabato

Si riparte, dopo aver salutato i gentilissimi titolari del posto in cui abbiamo dormito e vissuto a un passo dall’ingresso Sud di Chianciano, Madonna della Rosa apartments. Ci si sta benissimo, in casa e fuori, anche grazie al giardino coltivato, panoramico e ricco di ulivi, fichi… Andate e camminateci, perché come vedete è piaciuto anche ad Alba.

Cosa ci resta?

Per me, quando la prima emozione che si affaccia lasciando un luogo è la voglia di tornarci, il viaggio è stato sicuramente bello.
Siamo nel caso di specie.
Qui c’è una Toscana semplice, meno supponente di altri contesti da turismo spinto (ma anche a Montepulciano e Pienza, come detto, non abbiamo vissuto gli eccessi da “posto per turisti”), vivibilissima in tutto quel che offre, con possibilità ampie e raggiungibili.

Considerate che le non molte cose viste e fatte sono state, come detto, conseguenza di piovosità e viaggi precedenti già fatti, perché altrimenti, dormendo per esempio proprio a Chianciano, a voler vedere qualcosa di bellissimo ogni giorno entro un’ora di macchina non basta un mese,
per cui,
dovesse mai servire un endorsement a un territorio così noto,
datece retta!

Reggio Emilia 2024: ci è piaciuta!

Quei viaggi in macchina un po’ lunghi che non vorresti fare hanno invece bellezza quando diventano pretesti. Parti da Roma ma ti fermi a Firenze da una coppia di amici belli, riprendi il viaggio e con un’altra ora e mezza sei lì dove volevi arrivare.

Reggio Emilia, nello specifico, ma vale in generale perché funziona, cavolo. Devo ricordarmene al prossimo viaggio lungo. Il viaggio è un pretesto. L’avrà sicuramente detto già qualcuno. Certo poteva dirmelo, ma non starò qui a far polemiche.

Ah, già: Reggio Emilia.

Il centro è un esagono ben definito, comprensibile pure a chi non maneggi alla grande l’orientamento; con qualche grado di rotazione possiamo dire che la via Emilia tagli a metà questo esagono in orizzontale, sicché a misure prese si può scoprire questa cittadina senza pensare troppo alle mappe.

Ci sono atmosfere diverse anche a singoli isolati di distanza. È divertente notarlo con lo sguardo del tutto ignorante del nuovo ospite. Entri da ovest, in una sera infrasettimanale a negozi chiusi, e c’è via via questo passaggio tangibile di cambiamenti; sembra di incamminarsi in un piccolo paese, con la strada curiosamente percorsa perlopiù da persone di origine africana, e proseguendo si comincia ad incontrare qualche architettura più elaborata e qualche italiano in più, senza soluzione di continuità ed entro centinaia di metri. Da est succede una roba simile ma si parte dall’Asia. Bello, tutto cambia in modo fluido e, visto con l’occhio del metropolitano, ravvicinato. Per gli stranieri scopriremo poi che c’è anche una zona nord, più o meno attorno ad alcune realtà che hanno a che fare con l’immigrazione lungo via Roma.

Da destra o sinistra, insomma, si giunge ai negozi dai nomi o dagli aspetti di più alto lignaggio, prestigio o anche solo target. Qui almeno quattro piazze e varie altre piazzette intorno fanno spazio a mercati, chiese, chiacchiere, biciclette, tavolini di altre chiacchiere e bicchieri, rumore di vita e città. Pochissime auto -evidentemente autorizzate- transitano non spesso, sicché il più dello spazio è lasciato ad aria, luce e volumi per gente e pedali, in un camminare che anche da turista si immagina facilmente molto vivibile pure per chi qui venga a lavorare.

Di musei, cose da fare e quant’altro vi parlerà senz’altro qualunque pezzo di internet. A noi ha divertito molto l’atmosfera che il festival della fotografia europea sa creare in tutta la città
– molto interessante e ricca la mostra su Ghirri, ben esposta ai Musei civici
– per certi versi (quelli di un turista, per esempio, ma anche di una vista dei luoghi più alta) è davvero articolata e bella la parte “off“. Teoricamente è fuori dal circuito standard delle esposizioni in cartellone, ma in pratica è sparsa ovunque, come se il programma di base fosse nei tanti cuori pulsanti delle sedi più grandi e le strade cittadine fossero tutte arterie di immagini. I tantissimi rettangoli rosa del festival che colorano negozi, portoni e quant’altro segnalòano la presenza di foto da vedere all’interno e riempiono le vie di punti interessanti, regalando curiosità secondo me anche a chi non abbia la fotografia tra le passioni. Un progetto particolare, curato e illustrato con entusiasmo e competenza, l’abbiamo visto alla galleria Spazio C 21, che consigliamo di visitare a prescindere.

Che si mangi e si beva bene diciamo che non servirebbe dirlo, ma anche qui possiamo fare nomi:
caffè: atmosfera sorridente anche a pieno ritmo di servizio all’Esagono caffè, che ovviamente e non secondariamente citiamo perché il caffè ci è piaciuto molto
erbazzone: è chiaro che venire qui comporti mangiarlo, quindi ne abbiamo provati alcuni. Suggeriamo Antica bontà
bistrot: se è anche questa l’atmosfera che vi piace talvolta trovare, restando comunque anche sul territorio nelle proposte del menù, un bel posticino è Matilde Bistrot
– Se per dormire o per altri motivi vi trovate a passare in zona nord, diciamo verso la nuova stazione dell’alta velocità (ma in ogni cao a 4 minuti dal centro), buone birre accompagnate da buon cibo, tra cui il cavallo pesto, le trovate al Rebus Pub.

Datece retta…

Bar Caffetteria 3 Pini a Pozzilli, o dello star bene quando ci sono i pensieri

(ndr: Ho chiesto all’AI in vari modi una rappresentazione di questo bar e ne vedete una qui in testa, ma no, nel 2024 l’AI non coglie cosa sia un bar di provincia e non mi fa contento in alcun modo, sicché andiamo oltre)

Pozzilli è un paese che, purtroppo, nel Molise e fuori dice qualcosa a qualcuno perlopiù se i motivi non sono belli.

C’è la Neuromed, clinica il cui nome basta per capire che la fortuna è non conoscerla, non perché abbia demeriti ma perché non ci si viene a prendere semplicemente una Tachipirina, ecco.

Succede quindi che, per chi accompagni qui qualcuno a causa dei suddetti motivi, si abbia poi qualche mezz’ora o qualche ora di intermezzo tra gli impegni previsti. Si passeggia un po’, piazzetta, chiesa, qualche negozio e insomma solita camminata in uno dei tantissimi paesi d’Italia.

Appena più distante (se di distanza si può parlare quando non si sta più a venti metri dall’ospedale perché son trascorsi altri due minuti di passi) c’è un bar, che ancora una volta è da fuori uno dei moltissimi bar dei moltissimi paesi d’Italia. Due sedie fuori, un’insegna, un’introduzione semplice che però, soprattutto in certa provincia nazionale, significa qualcosina in più per chi ci abita attorno.

In questo caso è il bar 3 Pini.

All’interno c’è una titolare che ti accoglie sorridendo, pure se diluvia e quindi non è che la giornata sia proprio ricca per lei di soddisfazioni lavorative. Fuori vento e pioggia a complicare i pensieri e bagnare punte di nasi; dentro si sta istantaneamente già meglio.

È un piccolo bar, dicevamo, e ci si trovano le cose che in un bar ci si aspetta di trovare. Un cappuccino caldo, nello specifico, era il conforto basico ma importante che tra i pensieri di cui sopra poteva stemperare freddo e umore.

Siccome però in questo blog siamo gente magari puntigliosa che certe cosine le nota, siamo pure gente che nota certe cosine belle, e qui il cappuccino, che pure era buono, abbondante, cremoso e non un latte macchiato travestito, è diventato personaggio secondario.

Scambiare due parole, lungo quella mezz’ora in cui la solitudine ti fa una compagnia un pelino invadente e poco desiderata, accompagna il cornetto che accompagna il cappuccino, con la radio che nel frattempo è capace in una canzone di portarti altrove, una finestra affacciata su un panorama inatteso… tutte queste cose qui e qualcos’altro ma con il famoso plus: parlare con qualcuno che tanto sa benissimo perché sei lì, il che significa per te pure la libertà di non doversi sfogare -ché pure quella è una catena se te la senti stretta sul collo-, avvertire la presenza di uno spazio nel quale puoi pure ascoltare, conoscere la vita di quel luogo, le difficoltà e le cose che vanno bene, giornate o scelte che scorrono in modo diverso dalla tua, qualcosa magari da imparare per quel viaggio di ritorno, una piccola lezione di storia recente di un territorio di cui sai zero.
E poi parlare, anche, ma rinfrancato da uno spostamento di orizzonte che ti riporta tra gli altri, in mezzo a tutte le vite con la tua, più sereno e leggero a poter dire e far dire.

Il cappuccino era ottimo ed è pure costato poco, se proprio dobbiamo metterci una recensione dentro, ma penso vi sia chiaro che il calore ricevuto non veniva da lì. D’altra parte quando le cose girano così non stai cercando un cappuccino né un cornetto: stai cercando un posto in cui star bene, Ecco: trovato. Però ha anche il cappuccino buono.

Ora: consigliarvi un bar in un luogo che sarebbe bene non frequentare vista la ragione per cui lo si fa… Come dire, non ve lo auguro ma ve lo suggerisco.
Più in generale, però, è bellissimo pensare che in Italia possano esistere potenzialmente migliaia di posti semplici che all’ingresso sembrano bar e all’uscita son diventati benzinai dell’anima, grazie a persone come una titolare che ti serve un cappuccino sul banco e tutto il resto intorno.

Ah, già: il bar è qui