La seconda città della regione che ormai esiste ufficialmente, dopo anni di “Molise che non esiste” che ormai hanno lasciato il posto alla curiosità di visitarlo, ospita ogni anno una manifestazione che ha un successo crescente e che colora il centro di vita e, per un giorno, mette il capoluogo pentro in mezzo a pezzi di mondo che mai questi luoghi hanno incrociato.
Bello da vedere e gustoso da scoprire anche per le iniziative a corredo, questo evento ve lo consiglia Dateme Retta ma anche il nostro blog amico GoModa.
Nel nostro post su Chianciano e la Val d’Orcia, una delle molto belle vacanze che abbiamo raccontato a voi qui, si è fatto cenno anche ad una realtà imprenditoriale del luogo che, per appassionata costruzione, radici e mestiere, si occupa di rendere un viaggio in questi luoghi qualcosa in più di guardare e mangiare.
Organizzare un soggiorno qui perché sia un bel ricordo è piuttosto facile: basta non sbagliare sui 3-4 punti fondamentali e far dormire in un posto decoroso. Il resto è bello di suo. Farne un viaggio unico, invece, chiede amore verso la terra, la tradizione, il presente e il futuro di un territorio, accompagnando il tutto con competenza.
Ecco.
Se la seconda tipologia di esperienza vi piace di più, una strada da percorrere passa per Tuscan Experiences, scritto, prodotto e diretto da Federica Zammarchi.
Concludiamo qui il nostro intervento in questo post e lasciamo a lei le restanti parole, perché sappiamo quanto valgano.
Partiamo dal presupposto che questa è la mia terra, e come tale la amerei in ogni caso. Ma capita anche che sia uno degli angoli più straordinariamente belli e ricchi di storia del pianeta… La provincia di Siena, ed in particolare la zona della Val d’Orcia, delle Crete Senesi e la Valdichiana Senese rappresentano l’immagine iconica della Toscana nel mondo. Le tanto amate rolling hills, le città rinascimentali, i borghi sulle colline, i viali di cipressi, i campi di grano che cambiano colore con le stagioni ed i vigneti sterminati: gran parte di ciò che il mondo identifica con la Toscana è qui.
È un’immagine legata alla “natura”, ma in realtà è tutt’altro che spontanea: è frutto dell’incessante lavoro dell’uomo, della bonifica di un territorio un tempo inospitale, fatto di argilla e palude, della visione di famiglie illuminate e della collaborazione con i contadini, oltre che dell’eredità lasciata dall’epoca etrusca prima, dal Medioevo e dal Rinascimento poi. Non a caso sia Pienza, per la rivoluzionaria concezione urbanistica voluta da Pio II, sia l’intera Val d’Orcia, per il suo paesaggio unico, fanno parte del patrimonio UNESCO, che tutela e valorizza ciò che è espressione dell’ingegno e del lavoro umano.
Ed è questa evidenza, questa stratificazione, questa bellezza consapevole, che richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo. Tanto amata da essere stata ripetutamente immortalata dal cinema: dai capolavori italiani come L’Armata Brancaleone e Fratello Sole, Sorella Luna, fino alla Hollywood de Il Paziente Inglese e Il Gladiatore, passando per Twilight e le serie in costume come I Medici e il recente Jay Kelly, con George Clooney ed Adam Sandler. Tutti eventi mediatici che non hanno fatto altro che amplificare la notorietà di questa zona.
Ma c’è un ma. Da una parte, il crescente flusso turistico ha messo negli ultimi anni a dura prova la capacità di accoglienza della valle – un’accoglienza soprattutto diffusa, fatta di piccole strutture a conduzione familiare, appartamenti e agriturismi, al netto di poche strutture extralusso e degli alberghi termali – così come le infrastrutture, segnate da strade dissestate, ponti malridotti e gallerie chiuse da anni. Dall’altra, un afflusso rapido e superficiale alimentato dal fenomeno degli influencer, che riduce questo territorio a una manciata di spot iperfotografati, consumati in poche ore per un selfie, lasciando fuori la sua vera anima: un patrimonio vasto di tradizioni, leggende, storie, racconti e angoli ancora sconosciuti.
Ecco, ciò che io – e gli operatori della mia rete – cerchiamo di fare è parlare a quelli che chiamo viaggiatori, e non semplicemente turisti. Invitarli a fermarsi, a dedicare tempo, ad ascoltare questo territorio straordinario: a parlare con la gente, fare colazione al bar, camminare al mattino tra le vie del paese, seguire le orme dei pellegrini e dei mercanti medievali, percorrere strade di crinale che svelano panorami dove paesaggio, tradizione e storia convivono in modo indissolubile.
La differenza la fa la presenza di persone del posto, guide, operatori, ristoratori ed artigiani capaci di svelare ciò che non si vede, di raccontare ciò che non appare, di accompagnare lo sguardo oltre la superficie, trasformando ciò che per molti è solo uno sfondo per una banale foto in un racconto vivo, un’emozione profonda, un’esperienza che resta.
Rallentare, soprattutto rallentare. E mostrare semplicemente questa terra per ciò che è davvero, attraverso i nostri occhi.
Grazie a Federica e a chi crede a quel che promuove.
La qualità e la bellezza hanno bisogno di questo.
Nel caso di Federica, contattatela qui. Garantiamo noi; potremmo farlo ad occhi chiusi, vista la titolare, ma lo facciamo con gli occhi ben aperti.
La seguiamo da tempo perché è brava, davvero brava, e segue un percorso autentico e personale, quando avrebbe carattere, fascino, presenza e voce per mangiarsi palco e pubblico anche a fare un più redditizio pop d’alta classifica.
Bravissima. Lasciamo che a parlarne di più sia il blog nostro amico GoModa:
Per rispondere subito alla domanda nel titolo: non lo sappiamo.
C’è però una ricorrenza annuale un’iniziativa che funziona e raccoglie generazioni diverse, locali e turisti, simpatici e gente più particolare in un’unica grande cena socialissima, che per centinaia di metri percorre tutto il centro storico in un rettilineo gastronomico di tavoli, apparecchiati da chi si prenota con tavolo personale preso magari in garage oppure da ristoranti e trattorie che, con le postazioni di fronte al loro ingresso, propongono un menu dedicato.
Una serata decisamente conviviale di cui si parla in dettaglio qui sotto, nell’articolo del blog nostro amico Gomoda.
A Chianciano si arriva dall’autostrada A1 in 15 minuti. Anche per questo si tratta di un approdo per la vacanza semplice e pratico, da cui magari partire ogni giorno per mete diverse -chiunque conosca un minimo la zona sa bene quante ce ne siano a portata di mano!-.
Il pretesto per tornare qui (val d’Orcia già percorsa più volte, sempre con gioia) è stato stavolta andare a trovare un’amica che, proprio qui nella sua terra di origine, ha fatto nascere un’attività turistica di cui vi parleremo in un altro post. Naturalmente però raggiungere questi luoghi non necessita di alcun pretesto, perché parliamo di una zona bellissima per molti motivi.
Vi raccontiamo giorno per giorno la nostra settimana, di fatto un po’ asciugata di eventi e luoghi perché bagnata da molti pomeriggi piovosi. Succede e non ci si lamenta, specie se restando alla base ti godi, pure sotto al temporale, un panorama del genere dal terrazzo:
Sabato: Chiusi e Chianciano
Arriviamo nelle vicinanze intenzionalmente prima del check-in per ripetere un giretto a Chiusi, paese di cui vi avevamo già parlato qui.
In questo piccolo centro le cose da vedere sono diverse e interessanti per differenti ragioni:
Per incastri di orario noi stavolta abbiamo visitato la Concattedrale di San Secondiano, la cui storia curiosa ci è stata raccontata all’interno da un generoso volontario.
Per bere e mangiare fate due cose belline:
una sosta piacevolmente fuori da tempi e mode -per colazione o per un drink- al chiosco nel parchetto, sulla piazza principale (condivisa coi principali luoghi di interesse)
un pasto buono buono da Il grillo è buoncantore, luogo in cui si sta tanto bene anche coi titolari
Arrivati a Chianciano che si fa come prima cosa? La spesa alla Coop, naturalmente.
La sera è stata per noi fortunata: una degustazione lungo il corso del centro storico, organizzata da Bradi toscani, tempio laico di cose buone (sono opera loro i vini in vendita nel loro negozio e le carni, da allevamento “brado controllato”; chiedete pure a loro i dettagli).
La degustazione, dicevamo. Paghi il calice e un carnet di bevute e poi cominci ad assaggiare parlando coi produttori, per conoscere una zona vinicola che, con certi rivali intorno, è chiaramente sorella minore per costruzione, ma che in vari bicchieri provati ha mostrato anche contenuti di livello, che magari vanno solo raggiunti dalla forma, quel tot di comunicazione e figo storytelling che, appunto, nelle zone circostanti è legge.
Segnalo due cantine che meritano:
più sul versante fermentazioni spontanee, orange e affini: Poggio del Moro
per avere una (buona) idea sui rossi di zona: proprio la sezione vino di Bradi toscani, cioè Fontanelle
Secondo me enologicamente è un’area che crescerà se saprà essere convinta di quel che ha e soprattutto unita, anche perché solo con queste premesse puoi raccontarti e farlo efficacemente fuori da casa tua.
Domenica: che benvenuto, in Val d’Orcia!
A pochi minuti da Chianciano ci si trova in val d’Orcia. Il collegamento più rapido sale per pochi minuti fino ad una sorta di sella per poi offrire l’affaccio splendido sulla valle. Proprio lungo l’uscita di questa sella c’è un’esperienza imperdibile da fare, la Foce.
La villa, i suoi meravigliosi giardini, gli affacci, il racconto della guida durante il percorso (un’oretta adatta a tutti al netto di alcune rampe di scale, normalissime per chi possa farle)… Tutto immerge chi viene qui nelle radici vere e proprie della val d’Orcia come la vediamo ora.
Le sorprese e le emozioni durante questo racconto non mancheranno. Tra quelle visive, una è assolutamente definibile come iconica perché lo è da molti anni prima che tale aggettivo divenisse indigesto.
Venite a vedere La Foce. Vi piacerà molto.
Si pranza a Radicofani, il posto si chiama Al… tocco, su una piazzetta graziosa con panorama enorme e chiesa. Alleghiamo diapositive, ma sappiate che il grande tagliere è grande davvero ed ha molta qualità.
Restiamo molto contenti per quella che sarà poi una visione abituale durante la settimana: moltissimi locali mettono all’ingresso una ciotola con l’acqua per i cani, chiamandola spesso Dog bar con simpatico cartello abbinato. Civiltà e buone pratiche commerciali possono viaggiare assieme, a quanto pare.
Si prosegue per un giretto fuori dalla strada principale, arrampicandosi lungo una sorta di costa collinare che, in un’atmosfera insolita e ben poco turistica, ci ha fatto visitare la bella, piccola e deserta Contignano.
Arriviamo poi a Bagno Vignoni, famosa in tutto l’universo per la sua piazza che è una grande vasca d’acqua termale. Il luogo è decisamente a vocazione turistica, ma le cose belle restano:
Si passa per un’invitante e fornita erboristeria a far compere per noi e per qualche amico
Bagno Vignoni è ormai un po’ così, indubbiamente bella, ma con l’evanescenza di un luogo che ospita ormai quasi solo turisti. Però se non l’avete mai vista dovete farlo eccome.
Lunedì: Montepulciano
Si va a Montepulciano, che è inutile presentare: il turismo c’è (perlopiù di non italiani), ma non è asfissiante e lascia tanta godibilità lungo le stradine di questo borgo, che fa innamorare da tempo chiunque. C’è un mood d’insieme che, pur ovviamente votato almeno in parte ai vacanzieri, non ha ceduto personalità, contenuti e fascino. Ci si toglie lo sfizio del giretto col minibus turistico che sale e scende per vicoli; sicuramente un modo divertente per assaggiare un po’ tutta l’aria che c’è nelle varie contrade.
Si pranza al sacco su scalini che ci vedono tra francesi analogamente affaccendati, orientali curiosi di questa frugalità da strada e la sensazione che il lusso sia spesso non tanto o non solo un ristorante stellato, quanto poter disporre in semplicità di tanta bellezza a due ore da casa ovunque si abiti in Italia, perché di gioielli così per fortuna ce ne sono tanti.
Si torna a casa e si fa una spesuccia per cena proprio da Bradi toscani sbrigandosi un po’, per l’arrivo rapido della prima pioggia di questo soggiorno, pioggia che ci accompagnerà fino alla nanna.
Martedì: Chianciano
Per vicissitudini contingenti si passa a camminare per Chianciano Terme, allontanandosi di poco dal centro storico. La situazione in queste vie va un po’ spiegata introducendola: dal 2010 circa e fino a poco tempo prima della nostra visita c’è stata una riduzione delle convenzioni e dei finanziamenti statali tradizionali, Questo ha comportato grandi cali di afflusso per i moltissimi hotel a favore di un turismo magari più congressuale, col risultato che molti tratti dei viali nella parte moderna arrivano agli occhi come quelli di una cittadina svuotata, con tante serrande abbassate o alberghi chiusi. Dal 2023 qualcosa si è mosso di nuovo e lo si vede anche da nuovi cantieri, ma ci resta la sensazione che un lavoro serio di ripensamento strutturale (a partire però dal centro storico, direi) vada fatto da subito, per recuperare il tanto terreno perso rispetto agli splendidi paesi che circondano Chianciano.
Si passeggia un po’ alle Terme Sant’Elena, anche queste testimoni evidenti di un passato florido e vivace che adesso stanno ingiustamente a riposo forzato. A pranzo, per via di un figlio da andare a prendere a Chiusi, si va da Nonna Rosa, che è certamente consigliabile se non ci si fa distrarre da alcune scelte estetiche diciamo sul filo del kitsch.
Pomeriggio di relax, aperitivo al bar “centro storico” di Chianciano (con balconcino panoramico) e poi il tempaccio ci spinge di nuovo a casa, costringendoci a terribili compromessi nella mezz’ora in cui il vento ha sostituito le nuvole con altre nuvole:
Mercoledì: San Biagio, Pienza
Col figlio che di arte ne sa si può approfittare per giri di livello: appena sotto Montepulciano c’è il tempio di san Biagio, che vale la visita a patto di avere qualcuno o qualcosa che aiuti a contestualizzare lui, la sua estetica, le scelte fatte nella sua progettazione.
Si pranza da Podere il Casale, realtà che è azienda agricola, ristorazione e accoglienza. Esperienza splendida, da raggiungere con un tot di sterrato percorribile con qualunque auto normale. Anche qui panorama mozzafiato, ma anche il silenzio di un luogo totalmente immerso nella campagna. Direi serenamente: imperdibile.
Nel pomeriggio c’è Pienza, di fatto il gioiello della zona. C’è qui un’idea di città che, come già accaduto per la sua costruzione da zero, prosegue nel considerare come un tutto armonico questo luogo, che il molto turismo non ha scalfito per una ragione evidente: si è pensato a come realizzare in modo organico un’offerta turistica funzionale, coerente, razionale nell’uso di spazi e strumenti per l’arte, il commercio, il flusso dei mezzi privati. Sicuramente un esempio virtuoso.
A cena Chianciano ci ha offerto una curiosa soluzione, Rosso vivo, che di toscano ha diverse ottime materie prime ma non altro: abbiamo sperimentato una molto efficace formula per spendere il giusto mangiando bene, con rinunce dichiarate al servizio che però vengono tradotte in risparmio sul conto finale. Funziona.
Giovedì: countryside e affini
Qui c’è da parlarvi di Federica Zammarchi e del suo progetto turistico.Tuscan Experiences. Siccome però vi abbiamo scritto sopra che lo faremo poi, non insistete: lo faremo poi!
Vi riportiamo i dettagli di una mattinata pienissima con pranzo, possibile solo perché quella grandissima local di Federica sa dove condurre le persone in cerca di bellezza:
partenza nuovamente da San Biagio, giù verso uno sterrato che sa di Val d’Orcia fino all’anima senza però un briciolo di già visto, attraversando coltivazioni e qualche agriturismo davvero country perlomeno nella sua raggiungibilità
siamo arrivati alla graziosissima Montefollonico, incantati da un laboratorio di ceramiche ospitato in una chiesa sconsacrata, ma pure molto pronti a consigliarvi il Bar Sport appena fuori dal borgo con playlist rilevante ad accompagnare il vostro caffè
a seguire il gioiellino Castelmuzio, curato con molto amore
poi un luogo… segreto (chiedete a Federica!)
pranzo a Lucignano d’Asso, nell’unico posto (delizioso per l’atmosfera e dalla bellissima vista) in cui si possa mangiare qui poiché è anche l’unico locale commerciale, da Rita e Eraldo
Venerdì: Sarteano
La giornata promette malino in termini di pioggia, sicché si parte per la vicina Sarteano pronti ad eventuale ritorno frettoloso. In realtà per tutta la mattina ci va bene e possiamo goderci questo paese in più ambientazioni e atmosfere: il mercato settimanale nella parte antistante il centro storico, molto vissuto; il castello -che non va inteso nel senso altisonante del termine, ma più pensando ad una ben concepita torre di guardia-, un ottimo pranzo a Tripolitania lungo il corso principale, esperienza molto da frequentatori locali e tranquilla.
Per il pomeriggio invece il meteo si ricorda le promesse fatte…
Sabato
Si riparte, dopo aver salutato i gentilissimi titolari del posto in cui abbiamo dormito e vissuto a un passo dall’ingresso Sud di Chianciano, Madonna della Rosa apartments. Ci si sta benissimo, in casa e fuori, anche grazie al giardino coltivato, panoramico e ricco di ulivi, fichi… Andate e camminateci, perché come vedete è piaciuto anche ad Alba.
Cosa ci resta?
Per me, quando la prima emozione che si affaccia lasciando un luogo è la voglia di tornarci, il viaggio è stato sicuramente bello. Siamo nel caso di specie. Qui c’è una Toscana semplice, meno supponente di altri contesti da turismo spinto (ma anche a Montepulciano e Pienza, come detto, non abbiamo vissuto gli eccessi da “posto per turisti”), vivibilissima in tutto quel che offre, con possibilità ampie e raggiungibili.
Considerate che le non molte cose viste e fatte sono state, come detto, conseguenza di piovosità e viaggi precedenti già fatti, perché altrimenti, dormendo per esempio proprio a Chianciano, a voler vedere qualcosa di bellissimo ogni giorno entro un’ora di macchina non basta un mese, per cui, dovesse mai servire un endorsement a un territorio così noto, datece retta!
Un weekend di quelli per “staccare”, per cambiare visuale e un po’ pure orizzonte, cercando non lontano da Roma un posto tranquillo e per noi sconosciuto.
Eccolo.
Grosseto è, parlando di centro storico, una cittadina dai confini chiarissimi e netti, costituiti dalle mura bastionate medicee e dai giardini che consentono di percorrerle per intero, lungo l’esagono che appunto cinge il centro. L’effetto è imponente anche se forse ci sarebbe da lavorare per valorizzare meglio questa costruzione ed il verde che ospita, cosa che tutto sommato si può dire anche del centro stesso.
Grosseto è un bel corso pedonalizzato con negozi, una bella piazza col duomo e i portici… e tante piccole vie intorno, semplici e godibili.
Il turismo non è il punto forte della città, e, se da un lato ne siamo stati contenti per la gradevolezza dei giorni che abbiamo trascorso lì, dall’altro ci chiediamo anche come mai la “porta della maremma” sia tutto sommato socchiusa quanto a promozione turistica, a maggior ragione visto che le cose da fare e vedere per un weekend ci sarebbero.
Con pochi minuti di autobus (e pure qui un minimo di informazione non guasterebbe, perché capire qualcosa sugli orari richiede buona volontà) si arriva a Marina di Grosseto, che non abbiamo visto, e a Castiglione della Pescaia, che abbiamo visto e che ci è piaciuta molto per il suo centro sul mare con negozietti, un esteso lungomare pedonale e una parte storica più in alto piccola e intatta.
Per dormire si sta bene e con ottimo rapporto qualità/prezzo al Grand Hotel Bastiani, che ha pure una sala colazioni bella da vedere e vivere.
Roma è faticosa, si dice non a torto, ma offre mille occasioni quotidiane per chi sia curioso di bellezza, cultura, divertimento. Il vino cos’è, se non perlomeno tutte e tre le cose?
Succede poi che, proprio a Roma, tra le moltissime rassegne dedicate al vino ce ne sia una, ormai divenuta di rilevanza anche storica, Vignaioli Naturali a Roma, partita nel 2008 quando abbinare la parola “naturale” al vino non era ancora nemmeno l’inizio di una moda per certi versi ormai tramontata. Stiamo parlando, insomma, di una manifestazione solida e costruita su un’idea di vino e di mercato che prescinde dall’hype che il fenomeno ha vissuto già.
Ok, ma cos’è il vino naturale? (spoiler: di preciso non si sa, ma…)
Cosa cavolo significhi vino naturale è questione che non intendiamo affrontare qui, per via del fatto che fuori da questo blog abbiamo anche una vita; passare un mese a scrivere di semantiche improbabili e non disciplinate sarebbe un esercizio di stile un filino dispendioso rispetto all’utilità che ne avreste in cambio.
Facciamola allora più semplice, anche se ovviamente superficiale: produttori evidentemente non giganteschi e non industriali scelgono di fare vino minimizzando i trattamenti in vigna, per intensità e tipi di sostanze, nonché muovendosi in totale coerenza con la vigna da quando l’uva arriva in cantina a quando diventa un vino pronto per la vendita. Filosofie, approcci e linee di azione (relative anche all’etica, al lavoro, all’ecologia in senso più ampio) assumono a questo punto tratti più o meno marcati e radicali, ma la sintesi è, in sostanza, un processo agricolo e produttivo il più vicino possibile al rispetto di quel che la natura ha fornito.
Che succede in conseguenza? Dal punto di vista delle capacità a produrre, fare vino cosiddetto naturale (lo scrivente preferisce dire artigianale) richiede competenza, bravura e attenzione come (o più) che fare vino “convenzionale”, perché il risultato a produrre in questo modo è un vino che i sognatori amano chiamare “libero”, ma che -detta più asettica- ha subìto meno correzioni di rotta in corsa. Succede quindi che, se il lavoro di viticoltore lo fai in modo approssimativo, il vino sarà pure naturale (e già si potrebbe poi non esser d’accordo sul termine, per motivi talvolta misurabili), ma si collocherà tra l’inutile, l’imbevibile e -nei casi peggiori- il dannoso. Se invece sei bravo, quel vino diventa a suo modo unico, diventa una storia a sé che, per forza di cose, i convenzionali non potranno essere, e che altri artigianali non vorranno essere.
Insomma, qui non si demonizza il vino convenzionale né si santifica quello artigianale, anche perché un vino convenzionale può esser buonissimo e fatto benissimo e il problema del vino per la salute resta largamente l’alcool. Semplicemente, qui ci si diverte molto di più a bere artigianale, perché il vino racconta al naso, in bocca, negli occhi storie più personali, meno codificate.
Più umano, più vero, direbbe il poeta.
Cosa abbiamo assaggiato (spoiler: cose buone, in più casi molto buone)
L’elenco dei produttori comprendeva più di cento nomi, sicché disgraziatamente proprio tutto tutto non s’è potuto provare. Ci si è però trovati assai bene sorseggiando i diversi prodotti che ciascuna di queste cantine qui elencate ha portato:
Nel nostro giro, insomma, son state visitate Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Emilia, Puglia, Piemonte e… Catalogna, appena più lontano.
Molti i rifermentati/ancestrali/pet nat e via dicendo, con produzioni la cui qualità è garantita dal nome Tiziana Gallo, la donna che ha creato la rassegna e portato avanti sempre il tema della qualità a prescindere dal fatto che il naturale fosse fashion. Anche i bianchi macerati hanno avuto largo spazio, com’è normale in questo contesto, e -attenzione attenzione- abbiamo bevuto perfino qualche affinato in barrique di primo passaggio, cosa che invece col contesto ha a che fare ben poco.
Insomma, non che andasse per forza detto, ma bere artigianale dà tanta tanta soddisfazione e gusto, essendo ormai anche piuttosto chiaro e consolidato nel settore che un vino sgradevole ma naturale è sgradevole senza ma; c’è voluto qualche anno, ma il livello medio si è alzato e le discontinuità si sono fortemente ridotte.
Questo specifico evento, peraltro, come abbiamo già detto è da sempre tra quelli che garantiscono un livello qualitativo rassicurante, ma ci ha fatto comunque piacere aver assaggiato solo vini che, per capirci, anche chi non frequenti i naturali può bere senza avere qualche perplessità. Non ce ne vogliano i produttori di valore: intendiamo solo dire che, in questi anni in cui la moda del naturale ha portato ad un’offerta molto variegata, è capitato di bere… diciamo un po’ di tutto, con qualche filosofo anarchico che, per ideologia o anche solo per poca competenza, ha messo in commercio bottiglie con difetti evidenti, vendute comunque al prezzo di vini che i difetti non li hanno.
Ma come va ‘sto mondo del vino? (spoiler: dipende)
Il mercato del vino, per motivazioni che le nostre competenze esporrebbero qui in modo scadente, non se la passa benissimo. La situazione economica (il combinato disposto stipendi bassi-prezzi che salgono) non aiuta affatto. Nel frattempo, oltertutto, quello che non chiameremo storytelling ma che insomma è il modo di proporre il vino sa di vecchio, è spuntato, vende un mondo un po’ pesantone e intellettualoide che, con l’invecchiare di quelli venuti su a degustazioni e corsi per sommelier e l’arrivo di gente più scialla, fa sembrare a questi ultimi la bottiglia di vino come il biglietto da visita di una rottura di maroni, l’ingresso in una stanza polverosa di cimeli da dover riconoscere uno a uno.
I ragazzi -e anche molti “meno ragazzi” ma comunque giovani- vogliono bere per il gusto di farlo in compagnia, ridendo tra una chat e una chiacchiera informale. Sicuramente le pessime robacce zuccherate, una discutibile idea di mixology o le lattine di intrugli con alcool sono il male, ma che l’alternativa proposta finora sia stata l’obbligo morale di intravedere al naso prima del sorso quantomeno due frutti di bosco e un brand esatto di tabacco essiccato al sole in un quartiere di Marrakech non ha propriamente supportato il desiderio di bere un buon vino.
Sono moltissime le persone che chiedono non tanto un vino diverso, ma un modo diverso di fruirne, di usarlo. Rassegne come questa sono il trionfo (qui a livello alto, ma ce ne sono di più pop) di un modo di vivere che pure nel vino porti racconti, storie di artigiani, caratteri e personalità magari non tutte rettilinee ma -ecco il punto- attraenti, intriganti, che ti fanno avvicinare senza esigere Sapienza.
Poi per carità: qualcuno, magari, dopo l’ennesimo assaggio di questo Sabato romano, aveva la faccia e la lucidità di chi avrebbe probabilmente gradito da lì in poi pure il talco mentolato sciolto nell’orzo in tazza grande, ma perché mai il mondo del vino dovrebbe condannarsi da solo ad essere eternamente non democratico? La selezione all’ingresso per censo nozionistico è ben poco lecita e chi è felice ha ragione (se poi cortesemente magari non guida, ecco).
Insomma è andata bene? (spoiler: sì)
Ambiente: l’hotel Excelsior di Via Veneto non abbisogna di introduzioni né descrizioni: è un luogo in cui si vanno a spendere 30 euro perché più di cento produttori in due sale molto belle ti fanno vivere un bel pomeriggio assaggiando vini di livello qualitativo medio certamente rilevante, a prescindere dai gusti personali che fanno preferire questo o quello. Puoi parlare coi produttori e conoscere davvero le storie di una bottiglia, di un’annata, di un terreno, e puoi farlo con uno staff che ha funzionato e un’atmosfera magari anche più pomposa di quel che servirebbe ma che, dài, ti fa dire: perché non viversi qualche ora speciale?
Ci siamo divertiti. Sintetizziamo così com’è giusto e in tema, asciutti e asettici come Vienna talvolta sa essere.
L’arrivo
Dall’aeroporto alla città c’è mezz’oretta di treno. In merito ci sono due possibilità, similmente a Roma, ma con forbice di prezzo più ampia:
un treno da 4.50 euro, chiamato S7
il CAT, avendo necessità o desiderio di metterci dieci minuti in meno e gradendo la sola fermata di arrivo, da 14 euro
Il dilemma non è stato particolarmente dilaniante.
tip 1 di 2: nella hall dell’aeroporto la fila alla biglietteria elettronica farebbe venir voglia di scendere nell’area treni e cercare lì analoga ticket machine. Ecco: fatelo, perché c’è
tip 2 di 2: tendenzialmente
gli S sono treni di superficie, viaggianti talvolta sottoterra
gli U sono treni di sottoterra, viaggianti talvolta in superficie
Com’è fatta?
Una bella fetta di viaggiatori europei conosce questa città, ma non è che qui si rinunci a parlare solo perché voi andate in giro, eh? Quindi, asciugando il tutto fino a realizzare una sintesi di mirabile superficialità, Vienna è un po’ così:
Il centro del centro è interno ad una specie di poligono costituito, in senso orario, da:
Ring (da est a nord)
Donaukanal (un ramo del Danubio che già di suo fa la figura di un fiume nemmeno piccolo). da nord a nord-est
Lungo il Ring, ma anche lungo una sorta di sua corona esterna, ci sono monumenti, palazzi e musei a mazzi, che di fatto estendono il centro
da lì verso l’esterno partono i numerosi quartieri, che in una sorta di spirale a partire dal centro sono denominati con un numero crescente.
Più superficiali di così non siamo riusciti, spiacenti.
tip 1 di 2 su com’è fatta Vienna: non è detto che vi servano abbonamenti ai mezzi pubblici, se amate camminare e vivere a piedi la città, perché Vienna, quantomeno nei suoi quartieri attorno al centro, non è enorme
tip 2 di 2 su com’è fatta Vienna: in inverno è fatta di freddo. Maglia termica sotto al maglione e, volendo, pantaloni termici. Ci ringrazierete
Cosa abbiamo fatto? E visto? E sentito?
Eh ma quante domande…
I nostri cinque giorni qui, tra un freddo pungente, un’umidità indiscreta, qualche fiocco bianco e ventate on the rocks, son passati senza liste delle top N cose da vedere, sicché si è camminato molto e ci si è permessi qualche giro fuori standard.
Per dormire (e cenare a casa, di fatto) abbiamo scelto il quartiere di Wieden, davvero gradevole e poco turistico, ad una passeggiata di distanza dal centro lungo il lato ovest del Castello di Belvedere. La struttura, Pakat Residences, è un palazzo dedicato allo scopo, funzionale, pulito e certamente all’altezza dei severi canoni di Dateme retta.
Musei
A Vienna è un po’ bizzarro fare una vacanza senza visitare nemmeno un museo. C’è un “catalogo” di possibilità davvero imponente. Qualunque ricerca preparatoria di un soggiorno qui vi porterà un elenco che sarà impossibile esaurire nel corso della vacanza. Le nostre scelte, dettate da considerazioni che vi diremo sotto, sono state solo due, in modo da avere altro tempo per conoscere la città anche fuori dal suo centro, seguire altri eventi e godersi una pianificazione non aggressiva. Va aggiunto che, se si è davvero appassionati, ciascuna delle due scelte può richiedere anche una giornata.
Kunsthistorisches Museum Questo a nostro avviso va scelto a prescindere. Collezione magnifica, esposizione di altissimo livello con molta luce naturale, sale funzionalmente pensate per godere delle opere. C’è un bar al centro del museo, che non abbiamo provato ma che è molto bello e fa molto coffee culture viennese
Si visita anche un palazzo con le sue sale, al di là delle molte opere esposte
Si passeggia lungo un grande giardino, peraltro percorribile anche non facendo biglietti
Si visitano tre edifici vivendo tre contesti diversi per ambientazione, mood, esposizione, periodo storico, partendo dal medioevo e arrivando al contemporaneo col Belvedere 21.
Si dice spesso che Vienna è cara. Di sicuro per un italiano non è economica, ma tra ciò che effettivamente costa di più ci sono di certo i biglietti dei musei. Le due visite, in ogni caso, valgono il prezzo.
Chiese
Tante e belle. Ne abbiamo viste alcune e quindi, ovviamente senza pretese di esaustività, vi diciamo di non perdervi queste:
in centro (dentro il Ring, quindi):
San Pietro, praticamente lungo il Graben
Sant’Agostino, alle spalle di Hofburg
San Ruperto, in una piazzetta che è anche un suggestivo ingresso al ghetto ebraico dal fiume
Santa Maria sulla riva (arrivateci da Tiefer Graben per govervi un bel colpo d’occhio)
Sant’Anna, di fronte ad un’uscita laterale del Casinò che, di sera, per via di alcune presenze umane sospette, rende la piccola via un pochino inquietante
Madonna della neve, diciamo non la più bella ma con una personalità e una piazzetta tutta per lei
..ok, ok, anche Santo Stefano che poi è il Duomo, ma che però è anche la meno godibile (leggi: overtourism) nonché quella per cui l’ingresso si paga, al netto di una sosta nell’endonartece. Ad ogni modo, anche il Duomo, visto dall’esterno, è un gran bel vedere.
fuori dal Ring:
la Chiesa Votiva (imponente come il Duomo ma, appunto, meglio godibile e visitabile, con una frazione minimale dei turisti rispetto alla prima)
Santa Maria Ausiliatrice, lungo la strada pedonale omonima, gradevole e dedicata allo shopping dei viennesi, che parte dal Museumquartier
Santa Elisabetta, proprio a Wieden, il nostro quartiere, in una piazzetta piacevolissima con ampi spazi pedonali e punti di ristoro da locals.
Cose belle delle chiese a Vienna: ci sono i fedeli dentro. Pregano pure, e cantano che è un piacere. In ogni chiesa c’è qualcuno seduto in quanto cattolico, più o meno a qualunque ora.
Concerti
Non saremo certo noi a svelarvi che tra Vienna e la musica classica esiste, come dire, una qualche connessione. La cosa si traduce in vario modo nella vita della città: turisticamente, ci sono un museo dedicato, la casa di Mozart, numerose sale e quant’altro, ma molte chiese hanno un loro programma di concerti che raduna anche i cittadini, oltre ai visitatori. Cercate quel che accade in merito durante la vostra permanenza; a noi è andata benissimo nella suddetta chiesa di Sant’Agostino, con una messa parrocchiale che aveva come soundtrack la Messa solenne di Mozart, KV 337.
Quartieri
Tra le bellezze di una vacanza in città ignote c’è, secondo noi, il perdersi tra quartieri “normali”, camminandoci dentro come fossimo tra concittadini in un giorno qualunque, un po’ per vedere di nascosto l’effetto che fa, come diceva il poeta, e un po’ perché è uno dei modi per assorbire realmente qualcosa di autenticamente identitario del luogo.
Spinti da cotanta motivazione anche su Vienna, possiamo dirvi questo:
Centro Bello, certo. Stiamo parlando di Vienna, sicché ritengo impossibile definire oggettivamente meno che bello il suo centro. Quasi interamente pedonalizzato, ricco di viali ben tenuti, pulito, architettonicamente ben fatto (con qualche svarione, ad esempio di fronte al Duomo), interessante se si abbandonano le due vie principali e si gira tra vetrine di piccole gallerie d’arte, pasticcerie sontuose e qualche negozio meno appariscente, carica di fascino in molti scorci e in molte luci… Insomma, sarebbe davvero un centro storico bellissimo se non fosse per questo flusso turistico ormai teleguidato che caratterizza tante città, ne satura in modo non gestito le zone che hanno l’hype del momento e toglie concretamente identità. Un peccato davvero, oltretutto ormai diffuso (in Italia abbiamo come minimo tre casi clinici sul tema), dovuto a stimoli e approcci promozionali mirati alle classifiche, alle top 5 cose da fare, alle prime 3 da non perdere, col risultato che un pellegrinaggio laico ritiene compiuto il viaggio se ha spuntato le voci obbligate di un elenco, come se Vienna o un’altra città fosse il disegno nella Settimana Enigmistica che si vede solo unendo tutti i puntini numerati
Ring certo che non è un quartiere, ma ha una personalità a sé stante, un aplomb, una allure, un qualunque vocabolo francese elegante di vostro gusto, che lo rendono distinguibile. Qui c’è il fluire ininterrotto dei tram, il passo svelto degli indomiti corridori, qualche bici, la solennità di grandi opere come musei, municipio, palazzo imperiale, colonne, porte d’ingresso alla città, teatri, vita centrale e periferica che si incrociano, evidenti come in un aeroporto gigante che vede passare chi parte e chi arriva. C’è il fulcro del movimento di questa città e camminarci dentro, anche senza avere una destinazione precisa, è un’esperienza bella da vivere
Neubau e Laimgrube a “monte” del Museumquartier c’è un distretto che dal centro sale dolcemente e, tra vie e viali, ti porta un po’ a spasso in una città meno austera e seriosa, con una lunga strada pedonale strapiena di negozi un po’ mainstream ma non oppressiva (la suddetta Santa Maria Ausiliatrice, Mariahilferstrasse) e tante vie molto animate dalla quotidianità cittadina
Wieden Il quartiere in cui abbiamo dormito è, nella zona più a est, raffinato, essenziale, di residenze e uffici, con poco commercio e molta tranquillità, tra qualche caffè e bottega elegante, in un’atmosfera molto calma, e si movimenta via via che ci si sposta verso ovest, fino ad arrivare al Naschmarkt, divertente tonnara turistica di ristorantini e banchi alimentari che, nei weekend, prosegue verso sud-ovest con un mercato delle pulci simpatico e fruibile senza paure
Weissgerberviertel La quasi totalità dei turisti ci va per UN SOLO motivo, chiamato Hundertwasserhaus, un condominio di edilizia popolare assolutamente originale che però va visto ignorando il caos che ormai ci si è creato attorno. Il resto del quartiere è molto piacevole e la sensazione è che il suo lato nord, lungo il fiume, d’Estate sia molto vissuto. Torneremo!
Heiligenstadt Se volete vivere la periferia, vedere come siano state concepite nel secondo dopoguerra le case popolari e le loro zone di accesso, fatevi un giro qui, con metro o tram, e su tutto visitate Karl Marx-hof, grande palazzo residenziale con giardino, tram, bus e metro a un palmo, per farvi un’idea su una certa visione del mondo.
Ok, ma per mangiare?
Se già di suo l’italiano può permettersi becere battute da bullo sulle altrui tradizioni culinarie, l’ampiezza di spettro delle proposte gastronomiche austriache non fa che aggravare il problema. Va però condiviso che, quando si nasce nel lato fortunato del mondo, divertirsi col cibo -anziché lamentarsene- è un dovere morale, anche perché, a parte la poca varietà autoctona, qui non si mangia male.
La sintesi di quanto provato:
ristoranti
Cafe Goldegg a Wieden: atmosfera molto viennese, ma più informale che elegante, anche se non manca la persona che si occupa esclusivamente di accogliere e salutare i clienti. Buona esperienza complessiva, ma il suo top anche per vivere un pezzo vero di Vienna sono le colazioni salate
Glacis Beisl a Museumquartier: attenzione, perché qui siamo sostanzialmente al top di quanto abbiamo testato. Ambiente un po’ freddino all’interno ma molto bello nel giardino d’inverno e, con l’immaginazione, anche nel cortile estivo; soprattutto, gli abbiamo conferito il titolo di miglior Schnitzel e miglior goulasch (entrambi da carni bio che avevano il loro sapore a prescindere da quel che gli stava intorno), nonché quello di menu più fantasioso. Bella scelta anche di vini artigianali (con ricarichi che purtroppo restano un problema anche fuori dall’Italia, pare)
Boheme tra Neubau e Museumquartier: la musica lirica è coprotagonista in sottofondo costante per questo ristorante molto molto viennese, con legno alle pareti, menu del giorno assolutamente convenienti e una cucina senza strilli ma solida
Burger Bros “The Mall”: se per qualche motivo siete finiti nel centro commerciale che corrisponde alla frequentatissima stazione Wien Mitte, questo è un posto divertente con un menu sfizioso e buona qualità
Cafe Restaurant Raimund, Museumquartier: anche qui atmosfera molto viennese, un minimo più formale che altrove ma con avventori di varia natura; menu che non si sposta dal solito ma funziona. Menzione per la Sacher
Wiener Cucina, nella zona del Belvedere 21: con l’arte contemporanea una sorta di osteria contemporanea ci sta bene. All’interno del vecchio arsenale, che ora ospita anche un museo, questo posto grazioso e accogliente di fresca apertura ha un menu piuttosto classico e corto, ma anche una gentilezza e un buonumore (le origini napoletane della titolare aiutano indubbiamente) che non troverete spesso altrove. Cortile esterno in cui d’estate dev’essere una gioia mangiare
pasticcerie, forni e caffè
Kleines Cafè: pieno centro. Se vi sta bene il cash only, che a quanto pare qui a Vienna è permesso perché esplicitamente indicato in vetrina, ci troverete un’atmosfera da piccolo pub, raccolta e del tutto informale, ma pure una Sacher notevole
Oberlaa: catena di pasticcerie di cui abbiamo visitato la sede a due passi dal Duomo, con tre piani di tavoli, un ambiente elegante e curato ma non leccato, e con prezzi sensati. Forse il premio Top Sacher va a loro
Offerl: noi abbiam provato quello del link, in centro entrando dalla stazione di Wien Mitte, ma si tratta anche qui di una catena. Se vi sta bene spendere 4.80 per un croissant nel 2025, qui mangerete uno dei migliori a Vienna (il migliore riferito ai nostri rigorosi test)
Backwerk: altra catena, di cui quella nel link è la sede più centrale, nel grande sottopassaggio di Karlsplatz a ridosso dell’uscita per l’Opera. In tantissimi vanno per prendere singoli pezzi da asporto come panini o dolci, ma per quanto ci riguarda il divertimento è stato tutto coi burek, farciti in vario modo. Che significa “non so cos’è un Burek”? Andate in Mitteleuropa e assaggiate, no?
Furgoncini: di tanto in tanto vi capiterà l’equivalente dei vecchi Ape Piaggio aperto da un lato a fare caffè. Ecco: generalmente fanno specialty coffee, quindi sono occasioni per bere un caffè buonissimo (per alcuni gusti magari un po’ radicale) a un prezzo decoroso
supermercati
Billa: molte sedi in giro. Tra i motivi per andarci: ottima scelta su tutto, prezzi buoni, area prodotti freschi in scadenza con sconti (utilissima per noi che facciamo i turisti e non accumuliamo provviste per un mese). Inoltre alcuni hanno un’area food interna con qualche tavolino per un pranzo volante
Spar: altra fascia di prezzo, specie se entrate in quelli marcati Gourmet, però magari salvano la giornata per qualche emergenza
bar Bar? Quali bar?
Stranezze? Particolarità?
Cose peculiari sparse di Vienna winter 2025:
le marmittefetenti In prossimità del Ring attorno al centro viaggiano serenamente, e non solo di tanto in tanto ma frequentemente, auto che fanno una puzza che in Italia si riscontrava attorno al 1981. Ciò accade lungo viali enormi e quindi con auto piuttosto distanti dal marciapiedi, a sua volta enorme anch’esso. Questo per dire che la puzza è proprio rilevante.
Magari ci è andata male con un regolamento municipale che segue il freddo, secondo cui in inverno possono circolare le Euro -1, Euro -2 eccetera. Ahahah, che ridere.
le ciclabili per i runner le ciclabili, naturalmente sparse un po’ ovunque, sono sostanzialmente vuote o percorse talvolta dai rider. Sicuramente in estate sarà tutto molto diverso, ma di gente in giro ce n’era e l’effetto era un po’ strano, anche rispetto ad altri posti in Europa in cui l’inverno non ferma i ciclisti. In compenso sono davvero molti i runner, uomini e donne che, indomiti, attraversano la città come fosse normale farlo correndo a quella temperatura, senza uno straccio di sofferenza nell’espressione.
Forse durante l’attività con vento, freddo e umidità perdono l’articolazione dei muscoli facciali
la vastità del cash-only i negozi totalmente o parzialmente “cash only” non sono pochissimi, visto che parliamo di una importante capitale europea. Per utilizzare paragoni recenti, città decisamente meno grandi e famose come Sofia o Brno sono messe largamente meglio. Diciamo che stupisce, in particolare, leggere questa indicazione anche nelle vetrine di alcuni negozi di rilievo e in pienissimo centro.
Fa un po’ sorridere, questa Vienna anti-capitale che fa una commercialissima offerta a commercialissimi turisti
l’altalenante simpatia L’espansività tricolore, lo sappiamo, può arrivare nella sua genuinità a risultare perfino fastidiosa e invasiva, ok. Non è però praticando comportamenti raggelanti che si arriverà a relazioni equilibrate tra gli esseri umani, ecco. Il grosso dei ristoranti e locali applica una sequenza dimmi-che-ti-serve-ecco-qui-paga-vai, lasciandosi scappare un sorriso se proprio non se ne può fare a meno. C’è una componente tradizionale e culturale che non va nemmeno dibattuta e che vale quanto la nostra, ma l’adozione di un approccio diverso da “ ‘zzo vuoi?” quando si ha a che fare con persone che pagano per un servizio sembrerebbe altrettanto fuori discussione.
Conforta vedere che le esperienze di comunicazione migliori le abbiamo avute coi più giovani
servizio sul conto del ristorante, io e te dobbiamo parlare è vero che esiste nei ristoranti di tante città del mondo, ed è vero che non dobbiamo fare i provinciali, MA:
una voce di conto per il servizio, obbligato a percentuale, significa che lo stipendio al personale di sala lo stiamo pagando noi (com’è normale), ma a parte rispetto ai piatti, sui quali perciò il costo del personale non dovrebbe ricadere. Molti di quei piatti allora diventano cari già per questo
un servizio non obbligato, ma richiesto con una finta domanda è una contraddizione, perché l’aggiunta dipende dalla qualità del servizio ricevuto, e quindi dovrebbe poter valere anche zero se il cliente non si ritiene soddisfatto
Indi?
A chiudere: Vienna è bella, in molti luoghi bellissima. Purtroppo in centro soffre di una malattia comune ai luoghi più visitati di tutta Europa, ma basta fare cento metri in altra direzione e tutto cambia, quindi c’è tanto da vedere. Superate la freddezza di molti dei suoi abitanti e vi godrete un luogo d’arte, architettura e futuri urbani possibili come non ce ne sono moltissimi. Aspettatevi di spendere un po’ più del desiderato ma nulla di drammatico.
Insomma, non è che sia proprio la scoperta del nuovo mondo scriver qui cose belle di una delle città più note e visitate al mondo, ma Dateme retta e andate tranquilli!
Per gli autori di questo blog le vacanze 2023 sono state anche una settimana trascorsa per tre giorni a ridosso di Cortona e per altri quattro a ridosso di Perugia. Tutte giornate costruite per essere riposanti e con ritmi non forzati, quindi senza una cascata interminabile di eventi e luoghi, ma anche caratterizzate da una classica abitudine umana: qualcosa bisogna pur mangiare. E bere.
Sicché…
Giorno 1: Chiusi, Castiglion Fiorentino
La partenza di Sabato da Roma in orario decoroso ci ha consentito di arrivare con un certo anticipo verso Chiusi, per cui… che fai, non esci a Chiusi? Ed eccoci in questo paese che, come altri che visiteremo nei giorni successivi, quest’anno ha un numero di turisti bassino. È sabato, metà mattina, bel tempo, un po’ caldo ma ad un livello sostenibile, eppure noi forestieri a passeggio saremo sì e no una ventina.
La prima sosta è stata per il caffè in un bar che sforna pure pane e pizza sulla piazzetta del Comune. Vocazione turistica del suddetto bar: – Presenza su google maps: no – Presenze nel locale: avventori autoctoni più noi
Piacevole.
Qualche centinaio di metri a spasso e si assaggia la locale focaccia con uvetta in un piccolo panificio. Buona nel sapore, compatta come abbiam visto e vedremo per altre focacce di zona. Vocazione turistica del suddetto panificio: – Presenza su google maps: no – Presenze nel locale: noi
Visita alla Chiesa di Santa Maria Novella ed ecco che arriva il pranzo, e qui le cose si son fatte serie. La scelta è andata su Il grillo è buoncantore (già assaggiato anni prima). Tanta qualità, atmosfera rilassata, cura per il lavoro e chiacchiere coi titolari grazie a (o per colpa di, a seconda dei punti di vista) una giornata poco movimentata.
Si riparte per la destinazione programmata, ma voi se andate a Chiusi non fate come noi che avevamo due ore: ammirate quel che c’è, cioè perlomeno due musei. A noi chiaramente è rimasta in testa quest’ambientazione un po’ vuota e silenziosa, ma siamo sicuri (anche per altri passaggi in loco nitidi nei ricordi) che le cose non vadano sempre così.
Arrivo nelle vicinanze di Cortona. Il luogo prescelto è stato la Locanda del Molino. Ci si sta un gran bene, racchiusi tra un piccolo torrente e la strada provinciale, in un edificio in pietra che ha le camere al piano di sopra e il ristorante al piano di sotto. Il narratore d’esperienza avrebbe qui argomenti e dettagli con cui produrre in affabile eleganza ogni descrizione di dettagli nelle sale, nei corridoi col cotto in terra, nelle… Ma qui funzioniamo talvolta diversamente, sicché trattenete questo: è proprio una locanda, semplice e bella. Avrete questa sensazione e sarà bello viversela così. C’è anche una piscina, con dimensioni e ambientazione perfette per restare nel mood.
Ci si sistema e via verso Castiglion Fiorentino.
Siamo in un paese che, a parte i momenti di festa organizzata, sembra vivere ad una “distanza turistica” da Cortona molto più elevata dei pochi km che le separano: c’è una vitalità tranquilla, manca fortunatamente l’hype modaiolo del negozietto artificioso a tema o la sovrabbondanza di cibo e spritz a caso.
Da vedere: il paese di per sé che è già bellino, la piazza del municipio per la sua bella forma, l’ariosità e il suo magnifico affaccio, la Pinacoteca Comunale, che ospita anche Bartolomeo Della Gatta, e l’area del cassero, anche questa con una vista notevole. Per mangiare qualcosina e bere cose buone c’è Traversa del gusto.
Giorno 2: Cortona
Bella colazione, ascoltando il suono lento e sussurrato del torrente, e si va a Cortona!
Parcheggiare è già esperienza a sé: Cortona è il punto di concentrazione turistica massima in una zona che, per il resto, ha grande tranquillità, sicché bisogna arrivare non troppo a ridosso del pranzo. Riuscire a trovare posto nei parcheggi più vicini al centro è importante non tanto perché il cammino restante sarà in salita senza marciapiedi, ma perché, come abbiamo avuto modo di notare, la modernità dei suddetti piccoli parcheggi, posti lungo i tornanti, decresce in armonia con l’altitudine:
i più mattinieri potranno comodamente pagare con app
la seconda ondata dovrà dotarsi di pazienza perché non tutte le postazioni di pagamento accettano carte
i ritardatari dovranno dotarsi di monete
non abbiamo visto più giù, ma i dormiglioni professionisti credo avranno necessità di portarsi da casa oggetti in disuso per ricavarne qualcosa al baratto
Come al solito la storia di Cortona andate a leggerla da quelli bravi. Qui vi diciamo cos’è che abbiam fatto noi (spoiler: tanta bellezza):
Al MAEC si va spesso per mostre temporanee, ma al di là di queste trovate Signorelli, numerosi oggetti e rinvenimenti etruschi, Severini, una biblioteca settecentesca… insomma, c’è da andare anche senza mostre
Le chiese: belle, ma perlopiù rimaneggiate, ristrutturate, ricostruite eccetera
Ma mangiare e bere? Veramente veramente ci stiamo dimenticando? No, non si scherza su queste cose: Taverna Pane e Vino, su una delle due piazze in cui passerete senza dubbio. Si mangia bene, si sta in un bel posto, si beve in modo divertente
Nel primo pomeriggio addomestichiamo la fase digestiva lungo le molte location ben diffuse della rassegna fotografica estiva Cortona on the move *interessante e fascinosa la scelta dei luoghi espositiv, qualità diciamo non uniforme( e con calma torniamo alla tana: in Locanda si mangia anche, dicevamo, e si mangia bene, sempre col ruscello a far compagnia se si sceglie si star fuori. Anche sul vino si va alla grande, visto che la proprietà è la stessa della cantina Baracchi. L’atmosfera è piacevolmente toscana nel senso più pieno e, direi, vero (i toscani non hanno solo “devastato questo paese” come il grandissimo Stanis LaRochelle denunciava).
Giorno 3: Castiglione del Lago
Castiglione del Lago è un borgo molto grazioso con un… castiglione… che diventa propaggine del borgo dentro l’acqua e praticamente sembra… del lago. Tutto questo spiega molte cose ai più scaltri. Saimo già stati in questi luoghi varie volte in passato, quindi possiamo permetterci di saltare ad esempio la visita al castello di cui sopra e passeggiarci un po’ intorno.
Il grande ed umido caldo non ha aiutato moltissimo, diciamo, e i numerosi nordici che per quel caldo giravano in stato di pre-morte non aiutavano a distrarsi. In sintesi gli aiuti sono mancati. A compensare, buon pranzo anche panoramico (chiedete un tavolo nel giardino) a La Cantina, con ottima anguilla all’amatriciana.
All’amatriciana.
Romani, non fate quella faccia perché vi si vede pure da qui.
Pillola di cultura del giorno: rientrati alla locanda, chiacchierando in piscina con un distributore, scopro che in toscana si fa Gin come se non ci fosse un domani. C’è abbondanza di ginepro e ok, ma la gente si regala i gin come i mazzi di rose. Bon.
Giorno 4: Corciano
Salutiamo la Locanda, in cui siamo stati davvero bene (saluti a Stefano!) e, lungo la strada per Perugia, ci fermiamo a Corciano, perché non la conosciamo e perché ci sono una pala del Perugino e un gonfalone di Bonfigli.
Il paese, la pala e il gonfalone confermano la loro bellezza alla vista. Passeggiare qui è un turismo tranquillo, coi passanti che ti salutano e le piccole vie che mantengono un carattere senza tempo. Si pranza un po’ fuori dal centro a L’utopia, buonissimo ristorantino e bella storia di una coppia (i titolari) che vuole credere ai sogni cercati e faticati. Ci ambientiamo nel comodo e anch’esso piscinoso Hotel Vega, nelle vicinanze di Perugia, e poi andiamo a conoscere un po’ gli scarni dintorni, finendo però benone a mangiare alla vineria La Fraschetta, rilassante e gustosa.
Giorno 5: Perugia
Arrivando a Perugia da Est ci sono buone possibilità, perlomeno in estate, di trovare parcheggio lungo la lunga lunghezza di via Roma, nel nostro caso a ridosso dei Giardini del Frontone. Se volete fare una passeggiatina nel verde entrateci, altrimenti mollate comunque il viale e godetevi Borgo Bello, alias Corso Cavour, e traversine varie col loro fluire di botteghe, bar, ritrovi culturali, … Ne riparliamo più sotto.
Proseguendo fino alla Chiesa di Sant’Ercolano si sale in centro -se non ci siete mai stati dovete rimediare quanto prima- ed è subito GNU, la Galleria Nazionale dell’Umbria, che per un appassionato vero richiede giorni interi di visita. La scelta di esporre per epoche a crescere è appassionante e a modesto avviso di chi scrive funziona benissimo.
Per il pranzo c’è stato, e speriamo ci sia ancora, uno di quei pochi posti che fanno il poke senza imbellettamenti finto-hawaiani e, con tabelle nutrizionali a parete ma senza alcuna pesantezza, invitano a comporre coscienziosamente il pasto. Si chiama Postogiusto e ci si trovano anche panini simpatici e qualche birra artigianale locale. Carino assai, anche per la posizione in piena vitalità perugina.
Giorno 6: Bevagna… e Perugia, a chiudere in gloria
Già arrivare a Bevagna è un bel guardare lungo il tragitto, perché molta della campagna umbra è proprio bella e anche molte zone antropizzate non lo sono in modo invasivo, arrivando agli occhi come un paesaggio morbido e, in fondo, rassicurante. Il paesino è molto godibile nella sua semplicità, con le vie principali, la piazza, la chiesa e i negozietti a mettere assieme in poche centinaia di metri tanti motivi per cui l’Italia è uno splendore costante con poche brusche interruzioni.
Si pranza a Le Barbatelle, minuscolo wine bar molto carino in cui il menu corto e delizioso accompagna belle bottiglie, tra cui molte artigianali.
Ripartendo da Bevagna si va in chiusura di vacanza lungo un festoso crescendo enoico:
nel pomeriggio si fa visita a due realtà locali del vino parecchio diverse per tipologia, produzione e mercato:
Colsanto è una delle proprietà di Livon; gli studiati del vino sanno che si parla di un’azienda dai numeri grandini. Architettura resa intenzionalmente semplice ma cercata, di dettaglio, raffinata dal locale di degustazione alla zona in cui sono state ricavate 5 camere eleganti. Vini assaggiati ovviamente buoni, ma con un’intenzione anche di mercato chiarissima. Va bene così, ché in questo simpatico blog la diatriba naturali-convenzionali non è ritenuta appassionante e ciascuno può andare serenamente a gusto personale, tanto quel che fa male nel vino è l’alcol
Di Filippo non è sul versdante dei naturali ma produce comunque in biologico. Le due cantine sono a pochi minuti di distanza (come molte altre) e secondo noi assaggiare nello stesso giorno due idee differenti di vino è un valore. Sta di fatto che i vini li abbiam comprati qui
Stavolta non ci siamo passati, ma sulla strada tra le due soste fatte c’è anche Tenuta Castelbuono. Vi sarà subito chiara la collocazione di questa cantina tra le due categorie espresse sopra. Non perdetevi degustazione, visita e, se siete astemi ma vi han fatto entrare lo stesso in zona Montefalco, anche la sola vista del Carapace!
in serata, dove incontrare amici storici bellissimi di Perugia se non in un posto bellissimo? Si torna a Borgo Bello, da Sara Boriosi e Giovanni Corazzol, che insieme gestiscono il fantastico Venti Vino. Sì, è un’enoteca con un po’ di cose da mangiare in accompagnamento, e sì, c’è tanta tanta attenzione e cura per far uscir fuori dal bancone cose cercate e mai casuali, ma se non fosse per queste bellissime ragioni sembrerebbe comunque un locale nato per far star bene le persone che lo raggiungono, che ci si incontrano o che ci passano anche solo davanti con la curiosità di osservare
Godetevi una vacxanza in queste zone, dateme retta!