Isernia e il Carnevale delle maschere zoomorfe

La seconda città della regione che ormai esiste ufficialmente, dopo anni di “Molise che non esiste” che ormai hanno lasciato il posto alla curiosità di visitarlo, ospita ogni anno una manifestazione che ha un successo crescente e che colora il centro di vita e, per un giorno, mette il capoluogo pentro in mezzo a pezzi di mondo che mai questi luoghi hanno incrociato.

Bello da vedere e gustoso da scoprire anche per le iniziative a corredo, questo evento ve lo consiglia Dateme Retta ma anche il nostro blog amico GoModa.

Leggete qui!

https://gomoda.me/2026/03/17/raccontare-la-propria-terra-con-creativita-tradizione-e-semplicita-il-molise/

Tuscan Experiences, viaggiare per conoscere, sempre e pure in Val d’Orcia

Nel nostro post su Chianciano e la Val d’Orcia, una delle molto belle vacanze che abbiamo raccontato a voi qui, si è fatto cenno anche ad una realtà imprenditoriale del luogo che, per appassionata costruzione, radici e mestiere, si occupa di rendere un viaggio in questi luoghi qualcosa in più di guardare e mangiare.

Organizzare un soggiorno qui perché sia un bel ricordo è piuttosto facile: basta non sbagliare sui 3-4 punti fondamentali e far dormire in un posto decoroso. Il resto è bello di suo.
Farne un viaggio unico, invece, chiede amore verso la terra, la tradizione, il presente e il futuro di un territorio, accompagnando il tutto con competenza.

Ecco.

Se la seconda tipologia di esperienza vi piace di più, una strada da percorrere passa per Tuscan Experiences, scritto, prodotto e diretto da Federica Zammarchi.

Concludiamo qui il nostro intervento in questo post e lasciamo a lei le restanti parole, perché sappiamo quanto valgano.

Partiamo dal presupposto che questa è la mia terra, e come tale la amerei in ogni caso. Ma capita anche che sia uno degli angoli più straordinariamente belli e ricchi di storia del pianeta…
La provincia di Siena, ed in particolare la zona della Val d’Orcia, delle Crete Senesi e la Valdichiana Senese rappresentano l’immagine iconica della Toscana nel mondo.
Le tanto amate rolling hills, le città rinascimentali, i borghi sulle colline, i viali di cipressi, i campi di grano che cambiano colore con le stagioni ed i vigneti sterminati: gran parte di ciò che il mondo identifica con la Toscana è qui.

È un’immagine legata alla “natura”, ma in realtà è tutt’altro che spontanea: è frutto dell’incessante lavoro dell’uomo, della bonifica di un territorio un tempo inospitale, fatto di argilla e palude, della visione di famiglie illuminate e della collaborazione con i contadini, oltre che dell’eredità lasciata dall’epoca etrusca prima, dal Medioevo e dal Rinascimento poi.
Non a caso sia Pienza, per la rivoluzionaria concezione urbanistica voluta da Pio II, sia l’intera Val d’Orcia, per il suo paesaggio unico, fanno parte del patrimonio UNESCO, che tutela e valorizza ciò che è espressione dell’ingegno e del lavoro umano.

Ed è questa evidenza, questa stratificazione, questa bellezza consapevole, che richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Tanto amata da essere stata ripetutamente immortalata dal cinema: dai capolavori italiani come L’Armata Brancaleone e Fratello Sole, Sorella Luna, fino alla Hollywood de Il Paziente Inglese e Il Gladiatore, passando per Twilight e le serie in costume come I Medici e il recente Jay Kelly, con George Clooney ed Adam Sandler. Tutti eventi mediatici che non hanno fatto altro che amplificare la notorietà di questa zona.

Ma c’è un ma.
Da una parte, il crescente flusso turistico ha messo negli ultimi anni a dura prova la capacità di accoglienza della valle – un’accoglienza soprattutto diffusa, fatta di piccole strutture a conduzione familiare, appartamenti e agriturismi, al netto di poche strutture extralusso e degli alberghi termali – così come le infrastrutture, segnate da strade dissestate, ponti malridotti e gallerie chiuse da anni.
Dall’altra, un afflusso rapido e superficiale alimentato dal fenomeno degli influencer, che riduce questo territorio a una manciata di spot iperfotografati, consumati in poche ore per un selfie, lasciando fuori la sua vera anima: un patrimonio vasto di tradizioni, leggende, storie, racconti e angoli ancora sconosciuti.

Ecco, ciò che io – e gli operatori della mia rete – cerchiamo di fare è parlare a quelli che chiamo viaggiatori, e non semplicemente turisti. Invitarli a fermarsi, a dedicare tempo, ad ascoltare questo territorio straordinario: a parlare con la gente, fare colazione al bar, camminare al mattino tra le vie del paese, seguire le orme dei pellegrini e dei mercanti medievali, percorrere strade di crinale che svelano panorami dove paesaggio, tradizione e storia convivono in modo indissolubile.

La differenza la fa la presenza di persone del posto, guide, operatori, ristoratori ed artigiani capaci di svelare ciò che non si vede, di raccontare ciò che non appare, di accompagnare lo sguardo oltre la superficie, trasformando ciò che per molti è solo uno sfondo per una banale foto in un racconto vivo, un’emozione profonda, un’esperienza che resta.

Rallentare, soprattutto rallentare.
E mostrare semplicemente questa terra per ciò che è davvero, attraverso i nostri occhi.

Grazie a Federica e a chi crede a quel che promuove.

La qualità e la bellezza hanno bisogno di questo.

Nel caso di Federica, contattatela qui. Garantiamo noi; potremmo farlo ad occhi chiusi, vista la titolare, ma lo facciamo con gli occhi ben aperti.

Un’emozione chiamata Isernia: riceviamo e volentieri pubblichiamo…

…e lo facciamo perché abbiamo la fortuna di conoscere personalmente l’autrice e le atmosfere di quei luoghi.

Partecipare alla presentazione sarà, così a naso, un po’ complesso per i non molisani, ma magari vi verrà voglia di cercare il libro!

Villa Tugendhatal a Brno, dal nostro inviato

Si parla di architettura!

Vi ricordate di Brno? Ne abbiamo parlato qui.

Ecco.

A Brno, seconda città per importanza in Repubblica Ceca dopo Praga, c’è una villa che…

No, lasciamo la parola al più autorevole Emilio Zanzi qui

Ultime notizie dal Molise teatrale, che ovviamente esiste

Come sapete, il nostro blog amico GoModa ci tiene informati su quanto di bello accade in Molise.

Stavolta si è trattato di uno spettacolo teatrale che “sa di territorio”, come un piatto tipico o un paesaggio caratteristico.

Vi lasciamo all’articolo!

La niña: da anni una regina del Dateme retta

La seguiamo da tempo perché è brava, davvero brava, e segue un percorso autentico e personale, quando avrebbe carattere, fascino, presenza e voce per mangiarsi palco e pubblico anche a fare un più redditizio pop d’alta classifica.

Bravissima. Lasciamo che a parlarne di più sia il blog nostro amico GoModa:

https://gomoda.me/2025/09/16/la-nina-canta-lamore-per-la-sua-terra-e-la-sua-musica/

Magnastoria 2025, la grande tavolata di Isernia: il Molise che esiste ha un nuovo rito collettivo?

Per rispondere subito alla domanda nel titolo:
non lo sappiamo.

C’è però una ricorrenza annuale un’iniziativa che funziona e raccoglie generazioni diverse, locali e turisti, simpatici e gente più particolare in un’unica grande cena socialissima, che per centinaia di metri percorre tutto il centro storico in un rettilineo gastronomico di tavoli, apparecchiati da chi si prenota con tavolo personale preso magari in garage oppure da ristoranti e trattorie che, con le postazioni di fronte al loro ingresso, propongono un menu dedicato.

Una serata decisamente conviviale di cui si parla in dettaglio qui sotto, nell’articolo del blog nostro amico Gomoda.

Buona lettura!

Chianciano, accesso facile alla val d’Orcia

(ultima visita: agosto 2025)

Facile facile

A Chianciano si arriva dall’autostrada A1 in 15 minuti. Anche per questo si tratta di un approdo per la vacanza semplice e pratico, da cui magari partire ogni giorno per mete diverse -chiunque conosca un minimo la zona sa bene quante ce ne siano a portata di mano!-.

Il pretesto per tornare qui (val d’Orcia già percorsa più volte, sempre con gioia) è stato stavolta andare a trovare un’amica che, proprio qui nella sua terra di origine, ha fatto nascere un’attività turistica di cui vi parleremo in un altro post.
Naturalmente però raggiungere questi luoghi non necessita di alcun pretesto, perché parliamo di una zona bellissima per molti motivi.

Vi raccontiamo giorno per giorno la nostra settimana, di fatto un po’ asciugata di eventi e luoghi perché bagnata da molti pomeriggi piovosi. Succede e non ci si lamenta, specie se restando alla base ti godi, pure sotto al temporale, un panorama del genere dal terrazzo:

Sabato: Chiusi e Chianciano

Arriviamo nelle vicinanze intenzionalmente prima del check-in per ripetere un giretto a Chiusi, paese di cui vi avevamo già parlato qui.

In questo piccolo centro le cose da vedere sono diverse e interessanti per differenti ragioni:

Per bere e mangiare fate due cose belline:

  • una sosta piacevolmente fuori da tempi e mode -per colazione o per un drink- al chiosco nel parchetto, sulla piazza principale (condivisa coi principali luoghi di interesse)
  • un pasto buono buono da Il grillo è buoncantore, luogo in cui si sta tanto bene anche coi titolari

Arrivati a Chianciano che si fa come prima cosa?
La spesa alla Coop, naturalmente.

La sera è stata per noi fortunata: una degustazione lungo il corso del centro storico, organizzata da Bradi toscani, tempio laico di cose buone (sono opera loro i vini in vendita nel loro negozio e le carni, da allevamento “brado controllato”; chiedete pure a loro i dettagli).

La degustazione, dicevamo.
Paghi il calice e un carnet di bevute e poi cominci ad assaggiare parlando coi produttori, per conoscere una zona vinicola che, con certi rivali intorno, è chiaramente sorella minore per costruzione, ma che in vari bicchieri provati ha mostrato anche contenuti di livello, che magari vanno solo raggiunti dalla forma, quel tot di comunicazione e figo storytelling che, appunto, nelle zone circostanti è legge.

Segnalo due cantine che meritano:

  • più sul versante fermentazioni spontanee, orange e affini: Poggio del Moro
  • per avere una (buona) idea sui rossi di zona: proprio la sezione vino di Bradi toscani, cioè Fontanelle

Secondo me enologicamente è un’area che crescerà se saprà essere convinta di quel che ha e soprattutto unita, anche perché solo con queste premesse puoi raccontarti e farlo efficacemente fuori da casa tua.

Domenica: che benvenuto, in Val d’Orcia!

A pochi minuti da Chianciano ci si trova in val d’Orcia. Il collegamento più rapido sale per pochi minuti fino ad una sorta di sella per poi offrire l’affaccio splendido sulla valle. Proprio lungo l’uscita di questa sella c’è un’esperienza imperdibile da fare, la Foce.

La villa, i suoi meravigliosi giardini, gli affacci, il racconto della guida durante il percorso (un’oretta adatta a tutti al netto di alcune rampe di scale, normalissime per chi possa farle)… Tutto immerge chi viene qui nelle radici vere e proprie della val d’Orcia come la vediamo ora.

Le sorprese e le emozioni durante questo racconto non mancheranno. Tra quelle visive, una è assolutamente definibile come iconica perché lo è da molti anni prima che tale aggettivo divenisse indigesto.

Venite a vedere La Foce. Vi piacerà molto.

Si pranza a Radicofani, il posto si chiama Al… tocco, su una piazzetta graziosa con panorama enorme e chiesa. Alleghiamo diapositive, ma sappiate che il grande tagliere è grande davvero ed ha molta qualità.

Restiamo molto contenti per quella che sarà poi una visione abituale durante la settimana: moltissimi locali mettono all’ingresso una ciotola con l’acqua per i cani, chiamandola spesso Dog bar con simpatico cartello abbinato. Civiltà e buone pratiche commerciali possono viaggiare assieme, a quanto pare.

Si prosegue per un giretto fuori dalla strada principale, arrampicandosi lungo una sorta di costa collinare che, in un’atmosfera insolita e ben poco turistica, ci ha fatto visitare la bella, piccola e deserta Contignano.

Arriviamo poi a Bagno Vignoni, famosa in tutto l’universo per la sua piazza che è una grande vasca d’acqua termale. Il luogo è decisamente a vocazione turistica, ma le cose belle restano:

  • Si passa per un’invitante e fornita erboristeria a far compere per noi e per qualche amico
  • si fa un aperitivo al Barrino
  • si cena bene da Porcellum

Bagno Vignoni è ormai un po’ così, indubbiamente bella, ma con l’evanescenza di un luogo che ospita ormai quasi solo turisti. Però se non l’avete mai vista dovete farlo eccome.

Lunedì: Montepulciano

Si va a Montepulciano, che è inutile presentare: il turismo c’è (perlopiù di non italiani), ma non è asfissiante e lascia tanta godibilità lungo le stradine di questo borgo, che fa innamorare da tempo chiunque. C’è un mood d’insieme che, pur ovviamente votato almeno in parte ai vacanzieri, non ha ceduto personalità, contenuti e fascino.
Ci si toglie lo sfizio del giretto col minibus turistico che sale e scende per vicoli; sicuramente un modo divertente per assaggiare un po’ tutta l’aria che c’è nelle varie contrade.

Si pranza al sacco su scalini che ci vedono tra francesi analogamente affaccendati, orientali curiosi di questa frugalità da strada e la sensazione che il lusso sia spesso non tanto o non solo un ristorante stellato, quanto poter disporre in semplicità di tanta bellezza a due ore da casa ovunque si abiti in Italia, perché di gioielli così per fortuna ce ne sono tanti.

Si torna a casa e si fa una spesuccia per cena proprio da Bradi toscani sbrigandosi un po’, per l’arrivo rapido della prima pioggia di questo soggiorno, pioggia che ci accompagnerà fino alla nanna.

Martedì: Chianciano

Per vicissitudini contingenti si passa a camminare per Chianciano Terme, allontanandosi di poco dal centro storico.
La situazione in queste vie va un po’ spiegata introducendola: dal 2010 circa e fino a poco tempo prima della nostra visita c’è stata una riduzione delle convenzioni e dei finanziamenti statali tradizionali, Questo ha comportato grandi cali di afflusso per i moltissimi hotel a favore di un turismo magari più congressuale, col risultato che molti tratti dei viali nella parte moderna arrivano agli occhi come quelli di una cittadina svuotata, con tante serrande abbassate o alberghi chiusi. Dal 2023 qualcosa si è mosso di nuovo e lo si vede anche da nuovi cantieri, ma ci resta la sensazione che un lavoro serio di ripensamento strutturale (a partire però dal centro storico, direi) vada fatto da subito, per recuperare il tanto terreno perso rispetto agli splendidi paesi che circondano Chianciano.

Si passeggia un po’ alle Terme Sant’Elena, anche queste testimoni evidenti di un passato florido e vivace che adesso stanno ingiustamente a riposo forzato.
A pranzo, per via di un figlio da andare a prendere a Chiusi, si va da Nonna Rosa, che è certamente consigliabile se non ci si fa distrarre da alcune scelte estetiche diciamo sul filo del kitsch.

Pomeriggio di relax, aperitivo al bar “centro storico” di Chianciano (con balconcino panoramico) e poi il tempaccio ci spinge di nuovo a casa, costringendoci a terribili compromessi nella mezz’ora in cui il vento ha sostituito le nuvole con altre nuvole:

Mercoledì: San Biagio, Pienza

Col figlio che di arte ne sa si può approfittare per giri di livello: appena sotto Montepulciano c’è il tempio di san Biagio, che vale la visita a patto di avere qualcuno o qualcosa che aiuti a contestualizzare lui, la sua estetica, le scelte fatte nella sua progettazione.

Si pranza da Podere il Casale, realtà che è azienda agricola, ristorazione e accoglienza. Esperienza splendida, da raggiungere con un tot di sterrato percorribile con qualunque auto normale. Anche qui panorama mozzafiato, ma anche il silenzio di un luogo totalmente immerso nella campagna.
Direi serenamente: imperdibile.

Nel pomeriggio c’è Pienza, di fatto il gioiello della zona.
C’è qui un’idea di città che, come già accaduto per la sua costruzione da zero, prosegue nel considerare come un tutto armonico questo luogo, che il molto turismo non ha scalfito per una ragione evidente: si è pensato a come realizzare in modo organico un’offerta turistica funzionale, coerente, razionale nell’uso di spazi e strumenti per l’arte, il commercio, il flusso dei mezzi privati.
Sicuramente un esempio virtuoso.

A cena Chianciano ci ha offerto una curiosa soluzione, Rosso vivo, che di toscano ha diverse ottime materie prime ma non altro: abbiamo sperimentato una molto efficace formula per spendere il giusto mangiando bene, con rinunce dichiarate al servizio che però vengono tradotte in risparmio sul conto finale. Funziona.

Giovedì: countryside e affini

Qui c’è da parlarvi di Federica Zammarchi e del suo progetto turistico.Tuscan Experiences.
Siccome però vi abbiamo scritto sopra che lo faremo poi, non insistete: lo faremo poi!

Vi riportiamo i dettagli di una mattinata pienissima con pranzo, possibile solo perché quella grandissima local di Federica sa dove condurre le persone in cerca di bellezza:

  • partenza nuovamente da San Biagio, giù verso uno sterrato che sa di Val d’Orcia fino all’anima senza però un briciolo di già visto, attraversando coltivazioni e qualche agriturismo davvero country perlomeno nella sua raggiungibilità
  • siamo arrivati alla graziosissima Montefollonico, incantati da un laboratorio di ceramiche ospitato in una chiesa sconsacrata, ma pure molto pronti a consigliarvi il Bar Sport appena fuori dal borgo con playlist rilevante ad accompagnare il vostro caffè
  • a seguire il gioiellino Castelmuzio, curato con molto amore
  • poi un luogo… segreto (chiedete a Federica!)
  • pranzo a Lucignano d’Asso, nell’unico posto (delizioso per l’atmosfera e dalla bellissima vista) in cui si possa mangiare qui poiché è anche l’unico locale commerciale, da Rita e Eraldo

Venerdì: Sarteano

La giornata promette malino in termini di pioggia, sicché si parte per la vicina Sarteano pronti ad eventuale ritorno frettoloso.
In realtà per tutta la mattina ci va bene e possiamo goderci questo paese in più ambientazioni e atmosfere: il mercato settimanale nella parte antistante il centro storico, molto vissuto; il castello -che non va inteso nel senso altisonante del termine, ma più pensando ad una ben concepita torre di guardia-, un ottimo pranzo a Tripolitania lungo il corso principale, esperienza molto da frequentatori locali e tranquilla.

Per il pomeriggio invece il meteo si ricorda le promesse fatte…

Sabato

Si riparte, dopo aver salutato i gentilissimi titolari del posto in cui abbiamo dormito e vissuto a un passo dall’ingresso Sud di Chianciano, Madonna della Rosa apartments. Ci si sta benissimo, in casa e fuori, anche grazie al giardino coltivato, panoramico e ricco di ulivi, fichi… Andate e camminateci, perché come vedete è piaciuto anche ad Alba.

Cosa ci resta?

Per me, quando la prima emozione che si affaccia lasciando un luogo è la voglia di tornarci, il viaggio è stato sicuramente bello.
Siamo nel caso di specie.
Qui c’è una Toscana semplice, meno supponente di altri contesti da turismo spinto (ma anche a Montepulciano e Pienza, come detto, non abbiamo vissuto gli eccessi da “posto per turisti”), vivibilissima in tutto quel che offre, con possibilità ampie e raggiungibili.

Considerate che le non molte cose viste e fatte sono state, come detto, conseguenza di piovosità e viaggi precedenti già fatti, perché altrimenti, dormendo per esempio proprio a Chianciano, a voler vedere qualcosa di bellissimo ogni giorno entro un’ora di macchina non basta un mese,
per cui,
dovesse mai servire un endorsement a un territorio così noto,
datece retta!

Adottare un cane: considerazioni non richieste

Prologo

I centoventisei triliardi di percorsi che le nostre vite fanno ci portano talvolta lungo strade che, all’improvviso, diventano bivi. Siccome anche questi sono difficilmente numerabili, abbiam pensato bene di parlare qui di un bivio soltanto, però piuttosto cicciotto.

Domandare a noi stessi se si voglia adottare un cane (non ce ne voglia nessuno: la premessa di questo post è non comprarli ma dare una vita migliore a quelli in canili e rifugi) ha quattro vie principali di uscita:

  • “sì”
  • “no”
  • “uhm”
  • “ma come cavolo mi è venuto in mente anche solo di farmi la domanda”

Un piccolo universo emotivo, pratico, razionale e immaginifico si spalanca da solo appena si varca il perimetro della possibilità.

Naturalmente è perfino ovvio ricordarvi quante decisioni possa comportare una scelta simile rispetto alla vita che avete condotto e che poi condurreste. C’è da pensarci per bene non tanto in termini di tempo per decidere, ma proprio di contenuti da affrontare, quasi tutti con noi stessi.

Bene.

Se state leggendo pure questa riga vuol dire che perlomeno l’ultima delle quattro risposte dovrebbe non appartenervi. Procediamo tra noi rimasti sulla pagina.

Da dove comincio?

Dal canile.
Il vostro comune, direttamente o tramite convenzioni, può indicarvi la struttura a cui rivolgervi. Deve essercene una di riferimento perché, come dice Gemini a cui l’ho appena chiesto, la Legge quadro n. 281 del 14 agosto 1991 sulla prevenzione del randagismo e la tutela degli animali d’affezione impone ai comuni di farsi carico della gestione dei randagi.

Da lì comincia il viaggio vero.
Se non avete ancora considerato qualche aspetto nella vostra testa, è probabile che il questionario di ingresso al canile vi apra nuove domande, con le relative risposte che, affermative o no, lisce o ruvide, immediate o complesse, sarà interessante trovare dentro di voi.

Cosa voglio ricevere? Cosa posso dare?

C’è un primo elemento da affrontare con cura e delicatezza: perimetrare le vostre esigenze non dev’essere un elenco degli sfizi che volete togliervi prendendo un cane, ma nemmeno una lista di sensi di colpa perché moralmente sentite di dover stare a zero pretese.
Premesso che queste esigenze saranno comunque soddisfatte “al meglio possibile” e non “alla perfezione” -come un po’ tutte le cose vere nella vita-, capire approssimativamente che tipo di giorni, mesi e anni volete condividere con l’animale è importante: per mille motivi personali potreste avere poco tempo, o poca possibilità di fare attività molto dinamiche, oppure ancora necessità di un animale tendenzialmente più mansueto o giocoso o esuberante o eccetera.
Ecco, cercate di capirlo perché è bellissimo dare una casa e un “branco” ad un cane di un canile, ma l’importante è far sì che abbia una vita migliore, e siccome quella vita sarà vissuta insieme alla vostra è bene comprendere realisticamente che tipo di esistenza potete offrire e gestire.

Da lì, dalle articolazioni a cui queste domande portano, si arriva con lo staff del canile a immaginare chi tra i cani presenti in struttura possa essere affine a voi e a quel che potete dare, che diventa un passaggio fondamentale anche per quello che potrete ricevere. Prendete perciò seriamente questo passaggio, perché è uno degli elementi strutturali su cui poi si costruirà il seguito.

Gli incontri, l’avvicinamento, le verifiche anche a casa: trafila manichea o roba utile?
(spoiler: la seconda che ho detto)

Individuato l’essere vivente con cui le cose assieme a voi potrebbero andare al meglio, ci saranno passi successivi variabili a seconda delle strutture, ma preparatevi alla concreta possibilità che la vostra vita venga scandagliata in modo più o meno approfondito, quindi per alcuni anche invasivo, da gente che giustamente collocate tra gli estranei.
Un primo elemento di rassicurazione:
tranquilli, anche voi siete estranei per loro, che però stanno lavorando per far stare bene anche voi da lì in avanti, quindi mollate un po’ e raccontatevi.
Un secondo elemento di rassicurazione:
questi passaggi servono. Cominciare ad avvicinarvi al vostro potenziale nuovo coinquilino potendo usufruire live dei consigli tecnici di gente preparata sul comportamento del cane e sulle vostre interazioni è una ricchezza: non lasciatevela scappare, arricchitevi, imparate, ascoltate, lasciate da parte orgoglio e pregiudizio e pensate a tenere in armonia ragione e sentimento. Entrambe le scelte vi aiuteranno.

Lungo il cammino, le carte “imprevisti e probabilità” da pescare potranno dire un po’ di tutto e anche su questo c’è da essere accoglienti, capendo via via come modificare andatura, passo e direzione a seconda dell’inciampo:

  • Voi e il cane potreste nei fatti non rivelarvi come la coppia perfetta che immaginavate, e probabilmente non sarà colpa di nessuno: sì, il cane potrebbe manifestare aspetti inattesi e non facilmente riassorbibili del suo carattere, ma anche voi potreste via via capire meglio qualcosa di voi che magari credevate di conoscere. C’è da lavorarci, insomma. Anche con voi stessi
  • La struttura, anche se assolutamente efficace ed efficiente nell’operato di chi ci lavora, potrebbe non avere, nel periodo della vostra ricerca, un cane “perfetto per voi”. I margini di questa approssimata definizione sono non lineari, ed è quindi possibile che la cosa emerga nel corso degli incontri. Funziona così pure tra esseri umani, d’altra parte, perciò figuriamoci qui
  • in generale, per i motivi suddetti ma anche per altri, si può valutare di comune accordo con la struttura il passaggio ad altri lidi in cerca di soluzioni più adeguate. Ancora una volta non sarà colpa di nessuno ed è così che dovrete viverla. Ci si è provato, non ci si è riusciti, ci si riprova

Tra le “invasioni” di cui parlavamo potrebbe esserci (in genere c’è) una parte di indagine riguardante la vostra casa: che spazi avete (quasi mai importano i metri quadri in sé: parliamo di terrazzi, balconi, scale, altri animali, numero di umani in casa, … tanti modi di misurare). Questo potrebbe comportare anche visite a domicilio, per verificare se vada fatto qualche intervento: magari una rete di protezione, la sistemazione di qualche oggetto o mobile per creare una situazione più accogliente o sicura…
Prendete tutto questo per quel che è: nulla di personale, ma solo mettere voi e il futuro coinquilino in condizione di cominciare la nuova vita in modo “safe and sound”.
Sì, ok, avrete la vaghissima sensazione di rappresentare, tra i due esseri viventi in ballo, il soggetto di minor interesse in questi piani di sicurezza e benessere, ma tirate dritto, si fa per il bene di tutti!

A casa: e ora?

Ora c’è il futuro.

Il futuro comincia col viaggio verso casa (se a portarvelo non sarà qualcuno del canile), tragitto lungo il quale starete lì come fessacchiotti ad assicurarvi che non abbia smesso di respirare, che l’avvallamento nell’asfalto appena affrontato non abbia sbalzato la new entry nel ruolo di new exit dal finestrino, che il traffico si sposti al vostro arrivo come foste un corteo presidenziale e altre parallele sobrie aspettative da realizzare.

A casa verrà il bello, e qui invece non si può spoilerare granché, perché sarà tutto un po’ inedito anche per chi l’esperienza l’ha già fatta.
C’è un primo tunnel in cui vi suggeriamo di entrare, perché avendo attenzione e ascolto verso chi è competente se ne esce più consapevoli: sarà la selezione di buon educatori e relativi video esplicativi tra quei sette-otto milioni di tutorial web su come fare qualunque cosa, come non sbagliare qualunque cosa, i sette errori da evitare, le quattordici mosse da conduttore di cani provetto, i ventuno richiami che funzionano, i ventotto che non funzionano, eccetera. Fate, fate. Servirà.
Ed ecco il day by day: primi giorni e notti, ambientamento, orari dei pasti, orari delle uscite, ritmi circadiani, ritmi circa sani (molto circa, inizialmente), relazioni sociali in strada e con gli amici, … In questo costante ma divertente casino cercate di prestare attenzione ad ogni modo in cui il cane si esprimerà: al di là di abbaiare, piangere, scodinzolare (e lì dipende anche dal come!) e altre attività classiche, con un po’ di cura scoprirete già nei primi giorni il modo in cui vorrà farvi delle richieste, esprimere una frustrazione, desiderare una cosa o un’altra, avere un’esigenza… Anche gesti apparentemente casuali, magari, ripetendosi in alcune circostanze, vi insegneranno il suo modo di interagire con voi.

Tutto sarà da capire con un esercizio di conoscenza reciproca.
Ci sono due notizie, una così così e una davvero bella: dovrete farlo insieme, e vorrete farlo insieme.

Epilogo

Insomma: adottare un cane, sì o no?
Ma diamine, son domande da fare agli altri? Che modi!
Fatevi le domande, datevi le risposte, datece retta!

Il nostro grazie va a persone e luoghi incontrati in questo percorso: Fabiana e Gabriele del Canile di Ponte Marconi di Roma, Marta di Associazione Alfa, Claudia ed Eleonora di Associazione Panda.

Ah, già: questa è Alba!

Grosseto per immagini, 2024

Un weekend di quelli per “staccare”, per cambiare visuale e un po’ pure orizzonte, cercando non lontano da Roma un posto tranquillo e per noi sconosciuto.

Eccolo.

Grosseto è, parlando di centro storico, una cittadina dai confini chiarissimi e netti, costituiti dalle mura bastionate medicee e dai giardini che consentono di percorrerle per intero, lungo l’esagono che appunto cinge il centro.
L’effetto è imponente anche se forse ci sarebbe da lavorare per valorizzare meglio questa costruzione ed il verde che ospita, cosa che tutto sommato si può dire anche del centro stesso.

Grosseto è un bel corso pedonalizzato con negozi, una bella piazza col duomo e i portici… e tante piccole vie intorno, semplici e godibili.

Il turismo non è il punto forte della città, e, se da un lato ne siamo stati contenti per la gradevolezza dei giorni che abbiamo trascorso lì, dall’altro ci chiediamo anche come mai la “porta della maremma” sia tutto sommato socchiusa quanto a promozione turistica, a maggior ragione visto che le cose da fare e vedere per un weekend ci sarebbero.

Con pochi minuti di autobus (e pure qui un minimo di informazione non guasterebbe, perché capire qualcosa sugli orari richiede buona volontà) si arriva a Marina di Grosseto, che non abbiamo visto, e a Castiglione della Pescaia, che abbiamo visto e che ci è piaciuta molto per il suo centro sul mare con negozietti, un esteso lungomare pedonale e una parte storica più in alto piccola e intatta.

Per dormire si sta bene e con ottimo rapporto qualità/prezzo al Grand Hotel Bastiani, che ha pure una sala colazioni bella da vedere e vivere.

Per mangiare diciamo sereni sereni Trattoria dal Nic.

Per una birra buona in ambiente informale e sorridente Birra & basta.

Una chicca da gustare, un po’ nascosta ma con raccolta permanente, mostre temporanee ed eventi culturali, è senz’altro il Polo culturale Le Clarisse.

Abbiamo salutato la città ed un weekend molto piacevole con un caffè al bar della stazione.

La scritta sul muro in sala ve la giriamo come invito e ce la teniamo addosso per i prossimi giri.

Datece retta!